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Notizie > Incontri > 17 Febbraio 2011

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Presentato il volume “La coscienza di Tullio Kezich e le sue città: Trieste-Milano-Roma”

Un momento della presentazione (foto: Ufficio Stampa Comune di Trieste)

Trieste (TS) - “La coscienza di Tullio Kezich e le sue città: Trieste-Milano-Roma” è il libro che rende omaggio al noto critico cinematografico e drammaturgo triestino Tullio Kezich recentemente scomparso e che è stato presentato oggi nel corso di una conferenza stampa dall’assessore alla Cultura Massimo Greco. Erano presenti anche la moglie di Kezich Alessandra Levantesi, il direttore di Area e dei Civici Musei Adriano Dugulin, il conservatore del Museo Teatrale Schmidl Stefano Bianchi –curatore della pubblicazione - Sergio Grmek Germani, direttore dell’Associazione Anno Uno e Daniele Terzoli, presidente della Cappella Underground, che hanno collaborato alla stesura del volume assieme ad Annamaria Percavassi, presidente dell’Associazione Alpe Adria Cinema.

Il volume - che porta il titolo della mostra allestita nella sala “Attilio Selva”di Palazzo Gopcevich inaugurata nel dicembre 2010 e visitabile fino al 13 marzo 2011, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste – è stato realizzato grazie al contributo di Fondazione CRTrieste, Le Fondazioni Casali, la Cassa di Risparmio del FVG, TBS, Trieste Trasporti e in collaborazione con Anno Uno, Cappella Underground, Alpe Adria Cinema, Teatro La Contrada e Università degli Studi. Correlato alla mostra, anche un ciclo di conversazioni e proiezioni “I giovedì di Tullio”, che completa le iniziative in ricordo di Kezich.

All’interno del libro, oltre alle splendide fotografie che ritraggono Tullio Kezich bambino o assieme a noti personaggi del cinema e del teatro, si trovano numerose immagini dei tre periodi della sua vita che trascorse a Trieste, Milano e Roma e della sua prolifica carriera artistica, con varie riproduzioni di scena, locandine e manifesti tra cui il coloratissimo manifesto del film di John Ford “Ombre rosse”- il più amato da Kezich-. Accanto ai testi, approfondimenti e ricordi scritti da Elvio Guagnini, Maurizio Cabona, Sergio Grmek Germani, Annamaria Percavassi, Daniele Terzoli, Lino Carpinteri, Callisto Cosulich, Livia Amabilino Bobbio, Stefano Bianchi, Adriano Dugulin e Massimo Greco.

“E’ un omaggio doveroso dettato dal sincero affetto per Tullio – ha detto l’assessore Massimo Greco – un uomo poliedrico e di straordinaria simpatia, un riconoscimento ‘corale’ da parte della sua città natale che ripercorre, a stretto contatto con l’esposizione a lui dedicata, le tappe della sua intensa vita.Dal periodo della giovinezza e degli studi liceali a Trieste, al periodo trascorso a Milano agli inizi degli anni Cinquanta, fino all’ultimo periodo a Roma, negli anni Sessanta.E per ripercorrere la carriera di un uomo di cinema e di cultura di onnivora curiosità intellettuale e di instancabile energia, amico e stretto collaboratore di grandi maestri del cinema italiano: da Ermanno Olmi a Francesco Rosi, a Federico Fellini”.

La moglie di Kezich Alessandra Levatesi, nel ringraziare il Comune di Trieste-Assessorato alla Cultura, e tutti coloro che hanno collaborato a ricordare la figura di Tullio anche con nell’allestimento della mostra, ha auspicato che “questo libro sia un momento di riflessione per conoscere e comprendere Tullio nella sua complessità, come ‘uomo di cultura’. Era il primo a chiedersi se definirsi “critico cinematografico” o “drammaturgo”, due figure in completa contraddizione. Nella sua vita e nell’attività sia in ambito cinematografico che teatrale, lo ha sempre accompagnato tanta curiosità e grande emozione. E sino alla fine non si è risparmiato, ha dato tutto sé stesso al lavoro in cui era impegnato.Tanto che diceva spesso “voglio morire sulla scena, come Moliere”.

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Tullio Kezich nasce a Trieste, in Viale XX Settembre 13, il 17 settembre del 1928: nello stesso anno - teneva a precisare - di Topolino di Walt Disney, a pochi passi dalla casa di Italo Svevo ed a pochi mesi dalla scomparsa dello scrittore (un tanto per quanti dovessero credere al mito della reincarnazione e/o alla possibilità di una ‘doppia vita’...). La madre, Francesca Vallon (1899-1977), casalinga, è istriana di Muggia. Il padre, Giovanni, è nativo di Spalato, emigrato a Trieste all’età di tre o quattro anni seguendo “Nonno Frane” che, importando il vino dalmato, apre tre osterie nel popolare quartiere di San Giacomo.

Ha cinque anni Tullio quando, nel marzo del 1934, assiste al suo primo spettacolo teatrale al Teatro Verdi: è Caterina Sforza di Sem Benelli con Guglielmina Dondi. Dal 1939 al 1944 frequenta il ginnasio ed il liceo all’istituto “Francesco Petrarca”. Suoi compagni di classe cono Guido Botteri e Giampaolo De Ferra, Fulvio Anzellotti e Pavle Merkù, Danilo Soli e Claudio Tonel.

Il 7 febbraio del 1941, in un tema scolastico intitolato Il mio ritratto scrive: «… i miei più desiderati svaghi [sono] letteratura e cinematografo. Proprio non riesco a concepire la vita senza libri o film: a onta dei progressi del mondo, si tornerebbe certo al periodo trogloditico». Segue l’elenco delle sue preferenze: in letteratura (Shakespeare e Omero), nel cinema (Renoir, Duvivier, Carpa, René Clair, John Ford), nella musica (Mozart, Verdi, Puccini). Non ha mai cambiato idea.

Esordisce come critico cinematografico il 2 agosto del 1946, recensendo ai microfoni dell’Ente Radio Nuova Trieste il film L’ispiratrice (The Great Man’s Lady, 1942) di William A. Wellmann. Proseguirà questo servizio, con frequenza pluirsettimanale, fino al 1954.

Nell’aprile del 1953, il trasferimento a Milano, dove Kezich assume l’incarico di redattore capo alla rivista «Cinema Nuovo». Nello stesso anno, esce a Trieste il suo primo libro, Il western maggiorenne. Nel gennaio dell’anno successivo, abbandonata la redazione di «Cinema Nuovo», viene assunto come redattore all’ebdomadario «Settimo Giorno».

Il 22 dicembre del 1961, dopo una breve collaborazione con la Sezione Cinema della EdisonVolta, dà vita, con Ermanno Olmi ed altri, alla società editoriale cinematografica “22 dicembre”, che esordisce nel gennaio successivo con Una storia milanese, opera prima di Eriprando Visconti.

Nell’ottobre del 1964, debutta alla Fenice di Venezia il suo adattamento della Coscienza di Zeno di Italo Svevo, prodotto dal Teatro di Genova, per la regia di Luigi Squarzina e con Alberto Lionello nel ruolo del protagonista. Una versione televisiva, in tre puntate, andrà in onda nel marzo del 1966, mentre il copione sarà ripreso più volte: da Renzo Montagnani nel 1978, Jonny Dorelli (in TV) nel 1988, Giulio Borsetti nel 1998, Massimo Dapporto nel 2003.
Nella primavera del 1965, presenta in TV il ciclo settimanale di film intitolato Sui sentieri del west.

Nell’ottobre del 1969 si trasferisce definitivamente a Roma, con un contratto «per incarichi speciali connessi alla produzione di programmi sceneggiati». Manterrà questo ruolo presso la direzione generale della RAI fino al 1985. Nel frattempo ha messo in scena il controverso W Bresci. Storia italiana in due tempi ed ha preso parte, a diverso titolo, ad un numero impressionante di produzioni teatrali e televisive: nel 1976 le sei puntate della miniserie Sandokan di Sollima, alla cui produzione ha ampiamente collaborato senza firmare, registrano una media di 27 milioni di spettatori.

Nel 2001, riceve a Trieste la Laurea in lettere ad honorem. In questa occasione tiene una lectio intitolata Sulla triestinità. Il riavvicinamento alla sua città natale è iniziato nel frattempo con la serie di testi teatrali dialettali scritti per il Teatro “La Contrada”: L’americano di San Giacomo (1998), Un nido di memorie (2000), L’ultimo carnevàl (2002) e I ragazzi di Trieste (2004).

INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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