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Notizie > Incontri > 16 Giugno 2010

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Il vescovo Giampaolo Crepaldi incontra una delegazione della FederEsuli

Un momento dell'incontro

Trieste (TS) - “La memoria acquista valore se nel tempo riesce a produrre nuove pagine di storia”. Una considerazione profonda che è nello stesso tempo auspicio e messaggio al mondo degli esuli che ieri, martedì 15 giugno, hanno incontrato, durante un colloquio ufficiale, il vescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi.

A rappresentare la FederEsuli c’erano il presidente Renzo Codarin (anche a nome dell’Anvgd nazionale) accompagnato da Lorenzo Rovis e Sergio Tomasi per l’Associazione delle Comunità Istriane e "La Nuova Voce Giuliana"; da Renzo de’ Vidovich per i Dalmati Italiani nel mondo e Fondazione Rustia Traine e Rosanna Turcinovich Giuricin per "La Voce" di Fiume e Libero Comune di Fiume il cui sindaco Guido Brazzoduro e collaboratori erano impegnati a Fiume con i festeggiamenti di San Vito, patrono della città quarnerina.

L’interesse dell’arcivescovo Crepaldi che non aveva ancora avuto modo di conoscere la FederEsuli, si è focalizzato proprio sulla composita organizzazione dell’associazionismo di Istriani, Fiumani e Dalmati, difficile da penetrare e lontano da una lettura veloce di cariche, dimensioni e rappresentanze, più facile invece la comprensione dei compiti e delle finalità da raggiungere che sono conducibili a tematiche di diretta attinenza con la realtà sociale, culturale e politica che accomunano le varie sigle.

Così la delegazione ha avuto modo di illustrare impegni associativi legati in particolar modo al 10 Febbraio, alla tematica della scuola e alle altre problematiche che sono materia d’interesse del mondo degli esuli, dal generale al particolare, vale a dire dall’attività svolta a livello nazionale per i diritti degli esuli a quella prettamente triestina riguardante le singole entità dove si producono giornali, libri e tante iniziative di carattere culturale atte a mantenere in vita riti, tradizioni e tutto ciò che qualifica la realtà di un popolo sparso. Con la volontà, nello stesso tempo, di evolvere attraverso dibattiti e appuntamenti la propria dimensione e proiettarsi verso progetti per il futuro.

Nei loro intereventi i rappresentanti della delegazione hanno voluto sottolineare anche la dimensione religiosa di un popolo che nell’esodo ha seguito i propri sacerdoti e dai quali è stato sostenuto e confortato quando non aiutato direttamente nel raggiungimento di quei diritti civili fondamentali e nella conquista di quella dignità umana che dovevano assicurare un giusto inserimento e una fattiva convivenza nei nuovi contesti.

La chiesa può svolgere anche oggi un ruolo importantissimo a livello adriatico creando le premesse per una dimensione europea di dialogo ed interazione che non si svolga solo sul piano economico e politico ma tragga forza dai precetti fondamentali dell’educazione cattolica che accomuna queste genti. Ricordati i grandi personaggi, anche martiri, della storia degli anni Quaranta che hanno pagato con la vita il loro spirito ecumenico nel confrontarsi con i nazionalismi di quella chiesa che aveva abbracciato le ideologie del potere politico. Un monito acciocché niente di simile abbia da succedere in questi territori alla ricerca di una pacificazione che porti a costruire per il mantenimento delle legittime identità autoctone.

A conclusione dei colloqui l’arcivescovo monsignor Crepaldi ha chiesto che gli vengano estesi gli inviti alle singole manifestazioni nelle sedi sociali per seguire, da vicino, gli avvenimenti che riguardano il mondo degli esuli a Trieste.

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