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Notizie > Manifestazioni > 16 Maggio 2010

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A "èStoria" spazio all'attualità con Claudio Pagliara, Farian Sabahi, Anna Vanzan ed Edward Luttwak

Claudio Pagliara, giornalista e inviato della Rai

Gorizia (GO) - Mille e un Oriente alla VI edizione di "èStoria", festival internazionale della storia di Gorizia, in cartellone da venerdì 21 a domenica 23 maggio proprio sul tema“Orienti”, con oltre cento ospiti per tre giorni di incontri, approfondimenti, dibattiti a più voci, dialoghi e lezioni magistrali, interviste e presentazioni di novità letterarie.

Promosso dall'associazione "èStoria", il festival ospiterà, fra gli altri, Luciano Canfora, Paolo Mieli, Franco Cardini, Tamin Ansary, Paul Freedman, Alessandro Barbero, Benedetta Tobagi, Armando Torno, Giampaolo Pansa, Antonio Gnoli, Claudio Pagliara, Edward Luttwak, Sergio Canciani, Farian Sabahi, Mimmo Franzinelli, Enzo Gentile, Stefano Mensurati, Lucio Villari, Sergio Romano, Chiara Frugoni, Sergio Valzania, Livio Berruti, Stefano Malatesta, Fabio Mini, Nevenka Troha, Raoul Pupo e Lois Dubin.

Fra le presenze più attese quelle di veri e propri testimoni della storia, che a Gorizia porteranno un contributo prezioso e forse determinante per rileggere vicende importanti della storia recente del mondo, e al tempo stesso prefigurare molti scenari che ci aspettano.

Domenica 23 maggio (Tenda Erodoto, ore 9.30), nella conversazione pubblica che lo impegnerà accanto a due giornalisti chiave per guardare all’Europa dell’est, Demetrio Volcic e Sergio Canciani, ospite di "èStori"a sarà Aleksa Djilas, scrittore, giornalista e storico nato a Belgrado nel 1953, figlio di Milovan Dijlas, l’uomo politico che, insieme a Tito dapprima, resse e guidò per lungo tempo le sorti del popolo jugoslavo, finchè la libertà del suo pensiero e delle sue critiche lo rese vittima del regime e lo allontano’ da qualsiasi incarico di partito e pubblico. Fu a lungo incarcerato, ma una volta libero seppe portare al mondo la sua voce di dissidenza, illuminante per capire quanto accadeva nell’ex Yugoslavia. Il figlio Aleksa Djilas, a sua volta, per l'approccio critico dei suoi scritti e il suo supporto a dissidenti e prigionieri politici in Jugoslavia è rimasto assente dal Paese tra il 1980 e il 1990, ottenendo asilo politico in Gran Bretagna.

«Alla Serbia servirebbe un Adenauer; al Kosovo, un Mandela – sostiene spesso - La Jugoslavia e lo jugoslavismo sono state le migliori espressioni del liberalismo e del federalismo europei, mentre le nostre coscienze nazionali e individuali sono rimaste anacronistiche e limitate. Non solo non abbiamo avuto la forza di amare la Jugoslavia,che è stata più grande di noi, ma proprio perchè era piu grande di noi l'abbiamo odiata. Perciò siamo andati uccidendoci l'un l'altro». Tra le sue pubblicazioni, nel 2006 un libro di poesie e raccolta di saggi dal titolo The Most Difficult Question. Nel 2009, sempre a Belgrado, uscì From Exile, un'ampia raccolta di saggi, studi e documenti. Ha anche pubblicato racconti brevi.

Mille e un Oriente con l’incontro di sabato 22 maggio (Tenda Erodoto, ore 15), che vedrà a confronto il giornalista Claudio Pagliara, volto popolarissimo della Rai, dal 2003 è responsabile dell'Ufficio di Corrispondenza della RAI per il Medio Oriente, con sede a Gerusalemme, insieme alle giornaliste, saggiste e islamologhe Farian Sabahi ed Anna Vanzan. Israele - Iran polveriera del mondo: «Ma la vera questione, oggi - racconta Claudio Pagliara - è capire meglio Gerusalemme e la sua gente. Una città che 43 anni dopo la riunificazione è la più povera e negletta di Israele, e dove le parate che festeggiano quell’evento sono preda solo degli ultraortodossi. Solo il 20 per cento della popolazione ebrea si definisce laica. Su 191 mila studenti iscritti nelle scuole della città, ben 130 mila frequentano scuole ultraortodosse o arabe». Claudio Pagliara ha incontrato voci importanti per guardare alle tensioni fra Israele ed Iran, come Danny Ayalon, vice ministro degli Esteri impegnato al fianco del ministro Avigdor Lieberman.

«Ne emerge la consapevolezza – spiega Pagliara, che ha appuntato queste riflessioni anche sul suo Blog “Itaca” - che se Israele sostiene l’amministrazione Obama nello sforzo di imporre sanzioni all’Iran, col passare delle settimane cresce la convinzione nell’establishment che ben difficilmente Teheran tornerà sui suoi passi. Danny Atalon confida che da parte statunitense si investe invece molta energia per fare pressioni su Israele, con l’unico risultato di allontanare invece di avvicinare la ripresa del negoziato. Ecco allora che persino i media americani paventano la possibilità che il premier Netanyahu decida un attacco alle istallazioni nuclaeri iraniane, anche contro il parere del comandate in capo Barak Obama».

Di indiscussa autorevolezza anche la voce al festival di Edward Luttwak, il politologo ed esperto di strategie militari vincitore del Premio FriulAdria “Il romanzo della storia”, promosso da èStoria con il festival Pordenonelegge di Pordenone, su impulso di FriulAdria-Crédit Agricole. Luttwak riceverà ufficialmente il Premio sabato 22 maggio, e subito dopo converserà con il giornalista Rai Stefano Mensurati intorno al tema “Storia e strategia” (ore 18, Tenda Erodoto).

«Se adesso in Afghanistan ci fossero i Bizantini, il cui impero fu il più lungo della storia – si chiede Luttwak - cosa farebbero, visto che è troppo costoso restarci, e troppo rischioso venire via? Comincerebbero innanzi tutto con il richiamare le proprie truppe – osserva Luttwak - anche ai loro tempi erano scarse e costose, armando piuttosto Tagichi, Hazari e Uzbechi contro i Taliban che, giustamente, appartengono quasi sempre al ben diverso gruppo etnico Pashtun. Questa, infatti, era la soluzione tipica che i Bizantini adottavano nelle aree turbolente e di scarso valore economico (in cui cioè non avrebbero potuto prelevare tasse) che però non volevano lasciare ai nemici. L’Afghanistan non sarebbe un caso banale di "divide et impera", innanzi tutto perché non esiste una nazione afghana unitaria da dividere, ma soprattutto perché lo scopo perseguito non sarebbe affatto riuscire a governare l’Afghanistan, ma solo impedire ai Taliban di farlo. Non ci sarebbe bisogno di grandi opere di persuasione».

«Gli Hazari shiiti sono nemici dei Taliban perché questi li considerano eretici degni solo della morte, mentre Tagichi e Uzbechi – che in materia di religione possono essere tanto radicali quanto i Taliban – rifiutano il potere dei Pashtun. Non è necessario rivolgersi alla saggezza bizantina, tuttavia, per contestare l’inutile obiezione che al-Qaida ed altri terroristi andrebbero ad insediare le loro basi in qualsiasi territorio controllato dai Taliban. I terroristi non hanno bisogno di basi: non ne hanno avuto per nessuno dei loro attentati, né l’11 settembre, né a Foil politologo Edward Luttwakrt Hood, né a Madrid nel 2004, né a Londra nel 2005».

Il festival "èStoria", promosso dall’associazione èStoria, è sostenuto dal Comune e Camera di Commercio di Gorizia, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Fondazione Carigo e da Banca Popolare FriulAdria–Crédit Agricole.

INFO: www.estoria.it

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