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Notizie > Manifestazioni > 01 Aprile 2010

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Dal 14 aprile scatta a Cinemazero l'edizione 2010 de "Le Voci dell'Inchiesta"

Le Voci dell'Inchiesta 2010 - locandina

Pordenone (PN) - Dal 14 al 18 aprile, a Cinemazero di Pordenone, appuntamento con l'edizione 2010 de "Le Voci dell'Inchiesta".

Di seguito la presentazione dell'edizione 2010 di Riccardo Costantini.

"Le voci dell’inchiesta arrivano alla quarta edizione forti del successo di pubblico del passato, senza per questo sedersi sugli allori. Il tratto saliente del festival continua a essere il voler porre interrogativi, senza l’ambizione di dare risposte univoche, ma cercando sempre di offrire al pubblico più voci possibili, offrendo l’occasione di vedere con i propri occhi, di incontrare gli autori e gli esperti, di discutere sui temi... Si comincia il 14 aprile con la serata d’apertura interamente dedicata all’Iran, un anno dopo dalla rivolta verde dell’estate 2009, concentrando l’attenzione, grazie anche a Green Days di Hana Makhmalbaf, la più giovane della nota famiglia di registi iraniani, sui Giorni verdi di speranza durante i quali un popolo intero ha manifestato per la democrazia, contro i brogli elettorali che hanno riconfermato presidente Ahmadinejad al posto di Moussavi".

"Ospiti d’eccezione per l’evento Mina Ahadi, presidente del Consiglio centrale degli ex-musulmani e del Comitato Internazionale contro la pena di morte e Nasrin Parvaz, anche lei attivista, entrambe riuscite a fuggire per far sentire la propria voce e continuare a lottare, dopo aver combattuto nel loro paese per i diritti umani e delle donne, subendo torture e vessazioni, nonchè anni di carcere. Sguardi tutti al femminile, come quelli che animano la sezione Donne con la macchina da presa. Una selezione internazionale di opere per mettere in risalto il talento femminile in campi - come quelli del reportage giornalistico e del documentario d'inchiesta - rimasti per molto tempo di esclusivo dominio maschile. Racconti di storie in prima e in terza persona, esperienze vissute dalle autrici nella veste di giornaliste e cineaste, ma anche e soprattutto nel ruolo di donne, lavoratrici, mogli, compagne, figlie e madri. Sguardi partecipati e penetranti nel cuore delle cose del mondo, ma anche emozioni e sentimenti legati a vicende e situazioni autobiografiche; perché, come anche la letteratura ci insegna, quando una donna realizza un'opera parte quasi sempre da sé e dal proprio vissuto personale".

"Estremamente contemporaneo il focus intitolato Futuro nucleare: si sta infatti aprendo una nuova era atomica per l’Italia, con un ritorno rapido a una forma di produzione dell’energia che un triplice referendum abrogativo nel 1987 (all’indomani dell’incidente di Cernobyl) aveva bandito dal nostro paese. In realtà oggi è proprio necessario ripensare al passato: pochi ricordano infatti che la storia nucleare italiana è di lunga data, essendo partita già nei primi Sessanta: l’impianto di Latina lavorava già a pieno regime nel 1963, come racconta Latina. Dall’uranio all’energia elettrica (Italia 1964) di Enzo Trovatelli. Ripensare alla storia dell’energia nella nostra nazione, ri-considerare gli scenari futuri possibili appare necessario, in particolare di fronte a novità che rassicurano dal punto di vista tecnologico, ma che lasciano molte perplessità sul piano ecologico e ambientale. I vantaggi energetici sono davvero innegabili? E le scorie, da sempre “il tallone d'Achille del nucleare”, rappresentano davvero il problema più complesso? Domande a cui il documentario francese - un vero e proprio caso internazionale - Déchets, le cauchemar du nucleaire (Francia 2009) di Laure Noualhat e Eric Gueret cerca di dare delle risposte, programmato nella serata di venerdì 16 aprile 2010".

"Nel 5°compleanno di YouTube, nell’incontro della mattinata del 16 aprile, intitolato Clip culture Intrattenimento, informazione, scoperta, memoria ci si interrogherà su quanto la rete abbia cambiato il nostro modo di pensare. Ciò che è certo è che ha modificato il rapporto delle giovani generazioni con il cinema e la televisione. Sono passati solo cinque anni dalla nascita di YouTube (il primo video vi fu caricato il 23 aprile 2005) e ogni mese più di venti milioni di nuovi filmati, per lo più autoprodotti, vengono caricati sul noto sito di video sharing. Ma internet non è solo questo: è una fonte inesauribile di informazioni e di notizie giornalistiche, uno sconfinato territorio da esplorare, un luogo di incontro e di scambio, un gigantesco archivio audiovisuale che riduce progressivamente il rischio (qualcuno dice: la libertà) di dimenticare. Presso la sede universitaria di Pordenone, Via Prasecco interverranno Marco Rossitti (Università di Udine/"Le voci dell'inchiesta") Memorie brevi: YouTube, post-cinema, archivi multimediali digitali; Valentina Vaio, Luca Novarino (Memoro - Banca della memoria, Torino) Archivi della memoria; Roberto Bonzio (Agenzia Reuters, Milano/"Italiani di Frontiera") "Italiani di Frontiera". Dal West al Web, storie di creatività inseguendo lo spirito d'impresa. Dall'Italia a Silicon Valley e ritorno; Roberto Reale (vicedirettore di RaiNews24) Inchieste nella rete, inchieste dalla rete".

"Legata al funzionamento dei media, in particolare nell’occasione della ricorrenza di un anno dal terremoto in Abruzzo, la sezione intitolata Informazione dei disastri/Disastri dell'informazione: molti i nomi coinvolti, con lavori cinematografici e televisivi praticamente mai visti, che verranno proposti assieme al festival proprio per compensare le eventuali lacune visuali lasciate dai mass media. Se nel 1906 ci volle una settimana affinché la notizia del devastante terremoto di Messina raggiungesse tutto il paese, oggi internet e televisione ci permettono di seguire un evento in tempo reale e di parteciparvi, seppur da lontano, in modo "corale". Da più parti libertà e velocità di informazione vengono esaltate, facendoci però perdere di vista quello che più conta: la qualità dell’informazione. Il terremoto d'Abruzzo - ma anche quello più recente di Haiti - hanno riproposto il problema del rapporto tra disastri e informazione e fornito un’ulteriore occasione per verificare lo stato di salute del sistema informativo italiano. Da L’Aquila (e da Port-au-Prince) sono giunti "fiumi" di immagini e parole. Eppure, come avviene dopo ogni alluvione, ciò che è mancato è stata proprio "l’acqua potabile": notizie e verità. L’Aquila è stata (ed è) un caso esemplare di quanto la ridondanza riduca, in realtà, l’informazione reale. Sarebbe stato sufficiente un breve giro tra le macerie o nelle tendopoli e qualche conversazione con le popolazioni terremotate per capire quanto, invece, la realtà di quell’evento e delle sue conseguenze fosse svanita dalla comunicazione "ufficiale" di stampa e televisioni italiane, accusate da più parti (e da mezzo mondo) di sensazionalismo, spettacolarizzazione del dolore, strumentalizzazione politica della tragedia".

"Come da tradizione, non mancheranno i temi ambientali, a cui è dedicata la sezione Il mondo è nostro: uomo e ambiente, un rapporto complesso. Se il riscaldamento globale è sembrato per anni il problema ambientale per eccellenza, di fronte a inverni rigidi, a nevicate abbondanti e eventi climatici spesso catastrofici, per gli stessi scienziati è stato spesso difficile riuscire a trovare una valida causa comune. Se, seppur non a torto, negli ultimi anni si è riflettuto molto sul “sistema mondo”, oggi si ha maggiore consapevolezza che accomunare fenomeni troppo differenti può causare interpretazioni (e informazioni) aberranti. Forte dunque l’esigenza di tornare a riflettere su problematiche su scala vasta, ma non omnicomprensiva. Molti sono gli attivisti che in questi anni si sono spesi, davvero anima e corpo, per battaglie che portano avanti nel tempo e che meritano di essere raccontate e conosciute, perchè ricostruiscono – seppur a fatica – un rapporto proporzionato fra uomo e mondo. Bananas!* (Svezia 2009) di Fredrik Gertten, in anteprima nazionale al festival, svelerà i retroscena drammatici della coltivazione massiccia di frutta, mentre The Cove (USA 2009) di Louie Psihoyos – premio Oscar miglior documentario 2010. Nella sezione Radiografie italiane: la democrazia italiana verso il 150° si cercherà di riflettere, anche retrospettivamente, sui pregi e i difetti del nostro sistema governativo. La nostra democrazia è anziana: si avvia a compiere nel 2011 centocinquant'anni. È saggia come si confa a una persona in là con le primavere? Forse è anche stanca, o, ancora, è bisognosa di cure e attenzioni? Corrado Stajano non ha dubbi: il suo sguardo sugli ultimi trent'anni del paese vede un'Italia Ferita, come dal titolo del suo libro pubblicato proprio per questa edizione de Le voci dell'inchiesta (che verrà presentato venerdì 16 alle 18). Un paese mancato (domenica 18 nel pomeriggio), per lo storico Guido Crainz e per Italo Moscati, che ripensano all'Italia dal “miracolo economico” agli anni Settanta, attraverso la contestazione, piazza Fontana, il terrorismo, il sequestro e la morte di Moro, ma anche attraverso i film, le canzoni, la cronaca...".

"Evento speciale sarà, nella serata di sabato 17, la proiezione con l’autore de La paura del grande Pippo Delbono, artista conosciuto soprattutto per i suoi lavori teatrali. Il suo film, girato interamente con un telefono cellulare, con immagini catturate «selvaggiamente» e caratterizzate dalla sgranatura tipica di queste cineprese in miniatura, danno vita a una graffiante poesia. Si instaura un dialogo tra la pancia prominente dell’artista e un assurdo programma televisivo che parla di obesità infantile e in cui un dottore, anch’egli obeso, invita i bambini a fare attività fisica. Ma questo diario per immagini non contiene soltanto episodi divertenti; è anche una testimonianza dello stato generale in cui verte l’Italia e la sua cultura politica, sempre pronta a stigmatizzare i Rom e gli extracomunitari. Pippo Delbono infatti scende in campo, recandosi a Milano per assistere al funerale del giovane africano ucciso il 14 settembre 2008 dai proprietari di un negozio, padre e figlio, per aver rubato un pacchetto di biscotti. L’artista registra per non dimenticare. Registra senza pietà questo momento tragico, conseguenza di un momento di razzismo ordinario. Altri momenti di vergogna: la lettura delle frasi xenofobe e offensive scritte su un muro o l’incredibile numero di persone che vivono per strada. Oscillando tra il serio e il faceto, Pippo Delbono col suo cellulare mette a nudo anche la società dello spettacolo. Come i volti inquadrati in primo piano, così il mondo è rappresentato senza abbellimenti né artifici. Perché la materia prima del film è la verità, la realtà tangibile e dimostrabile, catt "Le Voci dell'Inchiesta" - logo 2010urata e montata dall’artista, il quale riesce a trasformare in strumento di liberazione quell’oggetto che ognuno di noi ha in tasca. E la spinta verso la verità, il desiderio di sapere, di non cedere a chi vuole solo “far credere”, è in fondo lo spirito che anima sia organizzatori che pubblico de "Le voci dell’inchiesta".

INFO: www.voci-inchiesta.it

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