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Notizie > Manifestazioni > 27 Luglio 2009

Successo su tutti i fronti per l’edizione 2009 di Mittelfest

Lech Walesa, fondatore di Solidarnosc

Cividale del Friuli (UD) - Un’edizione del Festival "baciata" dal successo trainato dal tema scelto per il 2009: l’anniversario della caduta del muro di Berlino, leitmotiv che ha permesso a Cividale, e al Friuli Venezia Giulia nel suo complesso, di beneficiare di un importate rilancio d’immagine, anche sui media, e su giudizi di critica molto positivi.

Ne è convinto il presidente di MittelFest, Antonio Devetag, secondo cui “l’aver individuato come colonna portante delle 18ª edizione del festival l’abbattimento del simbolo per eccellenza della contrapposizione e della divisione, ha consentito all’appuntamento con l’arte di assurgere a icona internazionale del confronto, dell’incontro fra culture diverse, dell’integrazione dialogica con l’Est, in un percorso di valorizzazione della Nuova Europa”: tracciato quest’ultimo su cui si è innestata la prima edizione del “Premio Mittelfest Per la Nuova Europa”, con la consegna a un testimonial internazionale di primo piano: il leader polacco, Lech Walesa, fondatore di Solidarnosc, che ha aperto ufficialmente il festival. A sipario calato, la capitale longobarda si è conquistata il ruolo di ponte indiscusso per il dialogo, sviluppato oltre che nelle tre direttrici artistiche anche nell’eccellenza degli appuntamenti con la storia e la riflessione geo-politica “Prove d’Europa”.

Terminato il festival si iniziano a tirare le somme dei 36 spettacoli complessivi, di cui 8 di danza, 15 di musica e 13 di prosa, oltre ai 6 eventi di teatro di Figura, gli 11 incontri con giornalisti, saggisti, politici, scrittori, idealmente collegati al volume Prove d’Europa, senza dimenticare i 6 meeting con i protagonisti del festival, che hanno anticipato gli aperitivi culturali, e la miriade di rassegne correlate, da Mittelimmagini (da 2 a 3 pellicole al giorno), a Mittelgusto, da Mittelmusica alle escursioni e alle mostre allestite in città. Tutti appuntamenti che hanno riscosso attenzione e in molte occasioni hanno registrato il tutto esaurito, facendo delle diverse location spettacolari e di Cividale un concentrato di spettatori raccolti in quella che si è confermata un’ideale città-festival.

“Ulteriore fattore di rilievo che ha contribuito a consacrare il successo di questa edizione – ha ancora sottolineato il Presidente Devetag - è stata la scelta, per la prima volta, di individuare tre itinerari specifici, musica, danza, prosa, ciascuno guidato dal direttore artistico di riferimento (Walter Mramor per la danza, Furio Bordon per il teatro e Claudio Mansutti per la musica): stiamo ancora valutando nel merito i numeri, gli incassi e la ricaduta complessiva sulla città, che sarà sicuramente di impatto visto anche il successo dei numerosi appuntamenti con gli intrattenimenti enogastronomici, con la musica da strada, le escursioni sul territorio organizzate contestualmente al festival: ma già da adesso riscontriamo percentuali che confermano il gradimento del pubblico, con punte di ‘tutto esaurito’ in molti spazi”.

In cantiere per la prossima edizione l’ampliamento delle collaborazioni con gli altri importanti festival legati a due città che condividono con Cividale la candidatura seriale a Patrimonio Unisco: “Spoleto e Benevento – grazie all’importante lavoro del Sindaco Attilio Vuga che ha avuto l’idea di coniugare alla candidatura della città un lavoro comunqe dei tre festival – diventeranno veri e propri partner di co-produzioni di rilievo per l’anno prossimo. Già espressa in questo senso l’intenzione di Massimiliano Finazzer Flory - quest’anno a Mittelfest con l’Orecchio di Beethoven - di portare il prossimo anno al festival un lavoro su Gustav Mahler che gli è stato richiesto da Spoleto: spettacolo che diventerà una co-produzione e toccherà tutti e tre i festival .

Un complessivo cambio di indirizzo, anche nell’articolazione del programma, che ha voluto tenere conto dei gusti del pubblico intercettandoli con eventi di grande qualità. Non è un caso che quest’anno Mittelfest abbia voluto ritagliare ampio spazio alla danza, genere artistico che riesce a interpretare un linguaggio globale, attraverso spettacoli che hanno elogiato le dimostrazioni artistiche senza steccati, senza barriere, per dire basta alle divisioni, alle separazioni metaforicamente rappresentate da muri materiali e immateriali che si sono sgretolati di fronte alla potenza del ballo. La danza, si sa, ha giocato un ruolo di primo piano nella geografia di un’Europa unita, protesa a riconoscere obiettivi comuni, pur nel rispetto delle individualità e delle singolarità dei suoi componenti, vera forza di una mappa globale che riconosce la specificità dei suoi tasselli.

Otto gli appuntamenti di danza che hanno costellato i dieci giorni di cartellone che ha proposto, con grande soddisfazione del pubblico, spettacoli riflessivi e spirituali, come i monaci buddisti in Sutra, ad esibizioni classiche rivisitate con gli occhi della contemporaneità come Didone ed Enea, Baccanti, per citarne solo alcune, passando per l’eccezionale omaggio al ballerino russo Nureyev in Voglio essere libero fino al coronamento del gran gala finale. “Il percorso di danza a MittelFest – commenta Walter Mramor – è stato quest’anno particolarmente tendente alla libertà, quella personale, quella di ogni individuo tra gli individui, quella di amare, quella di inseguire i propri ideali o il proprio destino, del libero arbitrio possibile, della libera espressività”.

Davvero elevato il gradimento registrato anche per la musica, con i suoi 15 eventi capaci di sintetizzare l’universalità dei linguaggi possibili, è stato agevolato dalla scelta di “recuperare l’identità musicale delle vari regioni europee”, spiega il direttore artistico Claudio Mansutti, parlando di una “fucina di progetti che hanno unito tutti sotto una casa comune”. Per questo si è voluto definire l’itinerario musicale come un tripudio alle musiche delle diverse nazioni, in un omaggio che è stato al tempo stesso per l’occidente e l’oriente, per le sperimentazioni e per le tradizioni popolari, per la classica e per le contaminazioni. Il tutto esaurito per il maggior compositore polacco Krisztof Penderecki, in un concerto alla scoperta dell’est, così come per il concerto di Philip Glass che ha proposto la rottura del muro estetico esistente fra i vari generi musicali, passando per l’applauditissimo autore che ha richiamato storicamente il crollo del muro di Berlino, Mario Brunello, e per finire la Nona di Beethoven, inno ufficiale dell’Europa. Un contributo allo sgretolamento dei confini è stato dato anche dalla rassegna MittelMusica che ha visto riunito lo strepitoso pool di suonatori di strada.

A decretare il buon andamento anche del settore prosa con i suoi 13 appuntamenti ha contribuito il filone tematico: la riflessione critica del concetto di muro. Dai muri eretti contro i diversi, i rom, gli immigrati, i poveri, al centro di spettacoli come “Non chiamarmi zingaro”, agli esili di oggi e di ieri, alle emarginazioni e i sopprusi – anche sul piano della salute mentale come in “Muri”, firmato da Renato Sarti - dalle lotte interetniche nella polveriera balcanica, fino al fuori classe friulano Giuseppe Battiston, invitato al festival per un omaggio assolutamente ‘dovuto’ al suo al revival di Orson Welles, che ha incassato il full di presenze. Si è rivelata anche con il volto del teatro sociale la 18.ma edizione di festival, dimostratosi teatro di impegno civile, di denuncia e di ricostruzione di un nuovo senso etico.

“Il teatro – secondo il direttore artistico Furio Bordon – da sempre è il luogo dove una comunità sceglie di riunirsi per analizzare e comprendere i nodi del proprio malessere. In questa direzione si è mosso il festival, con la creazione di micropercorsi a tema, che insieme hanno composto un disegno complessivo, finalizzato ad indagare il disagio esistenziale che deriva dalle tante barriere erette dagli uomini all’interno dei loro rapporti sociali e sentimentali”. Il percorso di prosa è riuscito a mettere in luce i legami con la scena della contemporanea Mitteleuropea: sono sfilate sul palco Slovenia, Macedonia, Slovacchia, Repubblica Ceca fra le nazioni ospiti. Nel segno della Mitteleuropa si sono snodati anche gli eventi che hanno visto il Teatro di Figura, con incursioni dalla Cechia e dall’Ungheria, protagonista nelle Valli del Natisone, per le strade e nei teatri di Cividale.

Seguitissimi, come anticipato, gli incontri e gli aperitivi “Prove d’Europa” che, iniziati il 13 luglio, si sono chiusi il 25 luglio, con una carrellata di ospiti – giornalisti, scrittori, saggisti, politici, docenti – che hanno indagato la nuova Europa, le prospettive internazionali e i legami fra nuova Europa e nuova Russia, temi nodali che percorrono il volume “Prove d’Europa” che raccoglie riflessioni, ricordi, aneddoti sull’evento del crollo del muro di Berlino. Sia nella chiesa di San Francesco, dove si sono svolti i primi tre incontri nella fase pre-festival, sia al caffè San Marco, dove è partita la rassegna a Mittelfest in corso, un folto pubblico ha preso parte, nutrendo il dibattito con domande e discussioni, alle sessioni cultural-storiche che, fra le molte guest star, ha visto Gianni de Michelis, Lucio Caracciolo, Petre Roman, Piero Badaloni, Toni Capuozzo, Gian Enrico Rusconi, Dimitij Rupel, incontri preceduti dagli altrettanti riuscitissimi meeting delle ore 11 con i protagonisti del festival che hanno anticipato e spiegato le loro kermesse.

Non ultimo, inoltre, il successo del percorso “Mittelwine”: ogni giornata del festival è stata piacevolmente abbinata a un vino autoctono, alla presenza dei produttori. Gettonati i nove appuntamenti gratuiti con il gusto, i vini doc e le escursioni nelle cantine, soprattutto nei due weekend: un appuntamento che Mittelfest amplierà e articolerà per il futuro in veri e propri pacchetti turistici da lanciare con ulteriore anticipo rispetto all’inizio del festival.

Intanto, si pensa già alla prossima edizione di MittelfMittelfest 2009 - logoest, “che sicuramente manterrà la scelta di una linea guida di grande rilievo e attualità internazionale su cui fondare le proprie riflessioni e le proprie scelte artistiche” sottolinea ancora da Devetag. In particolare, si punterà sul tema delle diversità culturali quale patrimonio da valorizzare e conoscere, anche attivando co-produzioni internazionali.”

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