Oggi Notizie Cultura
Cerca in
Cerca in

Notizie > Incontri > 20 Maggio 2009

Bookmark and Share

Liberty a Trieste: conferenza di Claudio Visintini alla sala Baroncini

di Sara Ferluga

particolare di Casa Bartoli, in piazza della Borsa (di Max Fabiani)

Trieste (TS) - Lunedì 18 maggio, alla sala Barboncini, si è svolta una conferenza dell’architetto Claudio Visintini che ha presentato il suo saggio “Liberty a Trieste”, pubblicato dalle Edizioni Italo Svevo. L’incontro è stato promosso e organizzato da Italia Nostra.
L’intento che ha spinto la scrittura del saggio è stato favorire la conoscenza e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso un movimento culturale che ha prodotto edifici pregevoli a Trieste, ma altresì poco noti, che versano in uno stato di deterioramento a causa della mancata manutenzione o di interventi di restauro non ben eseguiti . La peculiarità del Liberty triestino è quella di essere poco definibile e inquadrabile persino nei canoni estetici e formali del movimento stesso in quanto risente dell’influenza di etnie e culture differenti, tipiche del crocevia che è sempre stata la città e quindi le produzioni architettoniche locali costituiscono un unicum nell’ambito artistico liberty, degno di essere riconosciuto e conservato.

Il Liberty, collocabile tra la fine dell’800 e gli inizi del ’900, fu una forma di reazione alla mancanza di specificità e al decadimento dell’arte ottocentesca, quest’ultima dovuta all’industrializzazione. Nel 1800 si assistette ad una ripresa di stili del passato rielaborati (neo classicismo, neogotico, neo rinascimentale, neo tuscanico) e mescolati in quello che viene definito “Eclettismo”, piuttosto che allo sviluppo di uno innovativo producendo un disorientamento di linguaggio espressivo. Il distacco dalla tradizione fu sentito come necessario e avvenne in tutta Europa, indipendentemente dalle differenze inconciliabili tra i popoli e assunse vari nomi tutti indicativi della volontà di rinnovamento e rottura con il passato: Secessione viennese, Jugendstil, Art Noveau, Liberty, mentre solo in Italia assunse il nome, meno evocativo, di Floreale.

L’intento principale era la riabilitazione della linea e la ricerca della pulizia in un’unità formale che abbraccia tutte le manifestazioni artistiche dalla grafica alla pittura, dalla scultura all’oggettistica e alla tessitura e dalla gioielleria all’architettura. Pur essendo molto decorati tutti gli esempi liberty nelle arti denotano sempre una grande pulizia, rigore e limpidezza.
Il movimento iniziò con la grafica in cui venne privilegiata la linea curva, molto pulita, i tralci e le decorazioni floreali, e si estese a tutte le manifestazioni artistiche. Il fiore assurse ad ispirazione del liberty e come nei fiori che hanno la loro parte più bella e colorata in alto, le decorazioni si svilupparono nella parte alta degli edifici o delle opere più svariate. La donna, percepita e resa come creatura misteriosa, divenne anche un leit motiv del linguaggio figurativo liberty .

L’impiego di nuovi materiali da costruzione come il cemento armato, il ferro, il vetro, permise in architettura di realizzare elementi dove la funzione strutturale decorativa si fondon(colonne che fungono da supporto e da abbellimento con le loro volute floreali al tempo stesso) e un alleggerimento dei primi piani degli edifici aperti con vetrate che permettono l’insediamento di caffè e ristoranti. Gli interni vennero razionalizzati eliminando le stanze passanti e assunsero una disposizione più simile a quella attuale.

A Trieste, in cui si contano circa 120 edifici, Visintini ha illustrato alcuni degli esempi significativi: le case di Via Commerciale, la mensa del Porto vecchio, l’espositura doganale demolita nel 1962 realiazzate da Zaninovich, allievo di Otto Wagner, l’edificio del Sommaruga in Viale XX Settembre, i cui interni in parte sono stati ampiamente modificati e gli scaloni centrali sono persi, gli edifici di Corso Italia, Via Dante Mazzini di Depaoli, gli edifici di via Testi e di salita Trenovia di Fonda, le opere di Max Fabiani di Piazza della Borsa e Via Filzi, la casa di Geiringer in via San Giorgio, di Miani e di Mosco in via Tigor, tanto per citarne alcuni, evidenziando l’aderenza al modello liberty europeo e nel contempo le diversità dovute alla radicata tradizione triestine all’architettura eclettica fondata sul dettaglio e l’ornato, desunto da stili precedenti.

Una rassegna chiara, quella del prof. Visintini, corredata da molte fotografie, che non può che aver stimolato l’interesse dei presenti verso il patrimonio architettonico della città, da riscoprire “col naso per aria” per osservare tutte le decorazioni dei palazzi, molto spesso ignorati.

Leggi le Ultime Notizie >>>