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Notizie > Incontri > 15 Maggio 2009

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Si presenta il libro “L’Europa verso il suicidio?” di Giulio Ercolessi

"L’Europa verso il suicidio?”

Trieste (TS) - Il centro studi Dialoghi Europei organizza per sabato 16 maggio con inizio alle ore 11, nella saletta conferenze della libreria Minerva in via San Nicolò 20 a Trieste, la presentazione del libro di Giulio Ercolessi “L’Europa verso il suicidio? Senza Unione federale il destino degli europei è segnato” (editore Dedalo, collana “Libelli vecchi e nuovi”, 240 pagine, 16,00 €).
Interverranno, insieme all’autore, il professor Sergio Bartole, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Trieste, Mitja Gialuz, ricercatore presso lo stesso ateneo, e Giorgio Rossetti, presidente di Dialoghi Europei nonché ex europarlamentare.
Il triestino Giulio Ercolessi è stato un dirigente del Partito Radicale negli anni ’70, ma ha abbandonato la politica attiva nel 1982. Da allora quasi “invisibile”, i suoi testi compaiono spesso sotto pseudonimo. Collabora assiduamente con la rivista “Critica liberale” e ne codirige il supplemento di politica europea “Gli Stati Uniti d’Europa”. Fra i promotori di italialaica.it, collabora anche all’edizione italiana di “Lettera Internazionale”, ai mensili “Confronti” e “Micromega” e, come commentatore di politica internazionale, al quotidiano “Il Secolo XIX”.
Nel volume l’autore sostiene che la dimensione europea determina ormai la nostra vita civile non meno di quella nazionale. Solo attraverso una vera unione federale noi europei potremo ancora contare qualcosa nel mondo globale e non essere interamente oggetto di decisioni altrui. Solo così anche l’Italia, per quanto pessimamente governata, potrà forse sfuggire alla bancarotta civile ed economica. Come europei cominciamo a essere riconosciuti dagli altri abitanti del mondo, eppure l’Europa non è divenuta un elemento decisivo della nostra identità civile. Il «deficit democratico» dell’Europa intergovernativa, le sue ricorrenti paralisi decisionali, il carattere astruso e privo di un comprensibile filo logico dei suoi trattati ne fanno il capro espiatorio di un populismo demagogico e autolesionista. Il senso comune riconosce all’integrazione europea la sola virtù, ritenuta ormai quasi una banalità, di aver fatto convivere e collaborare in pace e prosperità paesi e popoli che non avrebbero assolutamente nulla in comune. Ma la costruzione europea non può essere una confederazione fra alieni o una piccola Onu. Costringe invece a ripensare che cosa costituisca nel mondo globale la soggettività politica, fino a ieri impersonata dagli Stati-nazione.

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