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Cultura > Musica > 04 Aprile 2009

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Torna l’antica Scuola napoletana con la Cappella della Pietà de' Turchini diretta da Antonio Florio

Orchestra Barocca Cappella della Pietà dei Turchini, diretta da Antonio Florio

Monfalcone (GO) - Un repertorio d’eccezione eseguito da artisti di fama e talento assoluti è al centro del concerto di martedì 7 aprile, con inizio alle ore 20.45, al Teatro Comunale di Monfalcone. Protagonista è la Cappella della Pietà de’ Turchini, diretta da Antonio Florio e affiancata per l’occasione dalle cantanti Maria Ercolano e Romina Basso.

Il programma della serata verte su alcune pagine di due autori napoletani sei-settecenteschi “riscoperti” dallo stesso Florio (Francesco Provenzale e Nicola Fiorenza) e su uno dei capolavori della musica sacra di tutti i tempi: lo Stabat Mater di Giovanbattista Pergolesi.

Antonio Florio è uno dei più profondi studiosi del repertorio dell’antica Scuola napoletana e ha il merito di aver riscoperto (con grande passione e perizia filologica) l’enorme patrimonio ancora nascosto della musica partenopea dei secoli XVII e XVIII: ha recuperato inediti capolavori e dal lontano 1987 (anno di fondazione dell’ensemble della Cappella della Pietà dei Turchini) ne cura la proposta per i più prestigiosi teatri europei e italiani. Moltissimi i titoli riscoperti, tra i quali anche diverse opere di Provenzale (autore eseguito a Monfalcone) come “La colomba ferita”, “Il schiavo di sua moglie” e la “Stellidaura vendicante”, ma anche “Li Zite’n galera” di Leonardo Vinci e il Pulcinella vendicato di Giovanni Paisiello, solo per citarne alcuni. Tiene corsi e masterclass in tutto il mondo e si esibisce con la Cappella della Pietà de’ Turchini sui più importanti palcoscenici della musica antica.

L’ensemble è costituito da strumentisti e cantanti altamente specializzati (i più preparati nel settore): oltre ai tantissimi e memorabili concerti, la Cappella è stata ed è protagonista di diverse registrazioni per Radio France, per la BBC di Londra, per le Radio belga, spagnola, tedesca e austriaca; ha inciso per Symphonia (7 pluripremiati dischi dedicati al repertorio napoletano), per Opus 111-Naive e ha vinto svariati premi ("Vivaldi", "Abbiati", Diapason d’Or, "Charles Cros”).

Sul palcoscenico anche due cantanti che del repertorio barocco e più in particolare della Scuola Napoletana sono tra le più esperte e apprezzate interpreti per la grazia e la precisione stilistica delle interpretazioni: Maria Ercolano, soprano già presente in molte produzioni dei Turchini - ma riconosciuta interprete anche de Il matrimonio segreto di Cimarosa, “La medium” di Menotti e “Capitan Spavento” di Malipiero a Palermo e della “Petite Messe Solennelle” di Rossini con Michele Campanella alla direzione -, e Romina Basso, goriziana, già collaboratrice di istituzioni come La Cappella Reyal de Catalunya, Concerto Italiano, Europa Galante, Accademia Bizantina, The Age of Enlightenment, diretta, tra gli altri, da Peter Maag, Jordi Savall, Rinaldo Alessandrini, Ottavio Dantone e protagonista in diverse occasioni nelle opere “Orfeo”, “Il Ritorno di Ulisse in Patria” di Monteverdi, “Tancredi”, “Le Comte Ory”, “Cenerentola” e “Italiana in Algeri” di Rossini.

I secoli XVII e XVIII sono, nella Napoli “musicale”, tra i più fervidi per proposte, fantasia, creatività e innovazione e hanno segnato la storia della musica dell’intera penisola in modo insospettabile. Le poche testimonianze rimaste però, soprattutto in campo strumentale, non consentono di avere una visione generale di una produzione così vasta.

Le opere di Francesco Provenzale e Nicola Fiorenza presentate a Monfalcone sono un saggio di questa produzione e sono frutto di un importante sforzo di ricerca storica e filologica, iniziato dallo stesso Florio, affiancato da altri studiosi, che mira a far conoscere ed apprezzare le radici della cosiddetta Scuola Napoletana che conduce la storia del capoluogo partenopeo allo splendore musicale del pieno Settecento.
Il “Pange lingua” di Provenzale ha delle stupefacenti similitudini nell’armonia e nella conduzione delle parti con lo Stabat Mater di Pergolesi (eseguito nella seconda parte del concerto monfalconese) ed è una delle tante possibili riletture della preghiera che accompagnava molte delle assemblee religiose dell’epoca.

La Sonata in la minore di Fiorenza è invece un “manuale” di scrittura strumentale settecentesca di rara bellezza. Non ha bisogno di grandi commenti lo Stabat Mater di Giovanbattista Pergolesi, che rappresenta uno dei più alti capolavori della storia della musica sacra di tutti i tempi, dedicato al dolore di Maria di fronte alla crocifissione di Cristo: una pagina musicalmente essenziale e stilisticamente “perfetta”, rivoluzionaria per le accortezze armoniche e melodiche, Antonio Floriola cui espressività tocca vertici di commozione assoluta.

I biglietti possono essere acquistati presso: Biglietteria del Teatro (tel. 0481-790470, da martedì a sabato, ore 17-19), Ticketpoint di Trieste, ERT-Ente Regionale Teatrale del FVG di Udine, Libreria Antonini di Gorizia e on line sul sito www.greenticket.it.

Info: www.teatromonfalcone.it

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