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Notizie > Politica > 05 Marzo 2018

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Elezioni Politiche 2018: boom M5s, Lega supera Forza Italia, crollo PD. Ma ora quale maggioranza?

di Claudio Bisiani

Elezioni

Roma (--) - Domenica 4 marzo 2018, l'Italia si ribalta e volta pagina. Nel giorno del trionfo del Movimento 5 Stelle e del sorpasso della Lega nella leadership del centrodestra, superando Forza Italia di quasi 4 punti percentuali, il primo dato che emerge da questa tornata elettorale nazionale è la travolgente vittoria delle forze anti-establishment e critiche alle politiche economiche e sociali (leggi, in primis, la gestione dei flussi migratori) dell'UE. A questo risultato incontrovertibile, fa da contraltare il tramonto simultaneo del “Renzismo” e del “Berlusconismo” – e di conseguenza pure delle ventilate ipotesi di neo “inciucio” moderato sulla falsariga del nefasto Patto del Nazareno – accanto al crollo vertiginoso del centrosinistra. Il PD di Matteo Renzi viene infatti letteralmente travolto dallo tsunami pentastellato, mentre la fronda di Liberi e Uguali riesce a malapena a superare la fatidica soglia del 3% che consente l'accesso ai due rami del Parlamento. Una sinistra profondamente in crisi, dunque, quasi spazzata via, che raccoglie i cocci di una politica “radical chic” arrogante e impopolare, costruita su strategie di marketing e vissuta assai poco fra la gente, in cui Matteo Renzi è stato l'incontrastato protagonista, e che ha determinato marcate lacerazioni, divisioni e scissioni intestine. Il fallimento drammatico di un intero progetto – quello del Partito Democratico, nato nel 2007 dalle radici dell'Ulivo di Romano Prodi – che adesso dovrà essere necessariamente ridiscusso, a cominciare dalla sua leadership.

Se però Atene piange, Sparta non è che rida poi troppo. Nel centrodestra infatti, se da un lato si registra il previsto successo della Lega (quasi 18%), dall'altro si consuma il capolinea della leadership “moderata” di Silvio Berlusconi che vede Forza Italia (14%) nettamente scavalcata dalla compagine di Matteo Salvini, con Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni a fare da esile terza gamba (4%). Sarà interessante, nelle prossime ore, vedere la tenuta dell'accordo programmatico della coalizione – che assieme ottiene quasi il 37% – e l'intesa reale fra tre partiti alquanto diversi fra loro per storia, visione e linguaggio politico. E soprattutto quanto andrà giù all'ex cavaliere di Arcore la nuova leadership “antisistema” dell'esuberante esponente leghista.

Il protagonista principale di questo vero terremoto politico nazionale è comunque il Movimento 5 Stelle che, facendo man bassa di voti specialmente al Sud, raggiunge uno straordinario 32% sia alla Camera che al Senato. Il complesso meccanismo elettorale, in particolare l'assegnazione dei seggi su criterio proporzionale, rende ancora incerto il dato finale sulla reale forza numerica in Parlamento del movimento guidato da Luigi Di Maio. Fatto sta che in questo momento, quella che si configura come la forza politica che ha stravinto le elezioni, non potrà non avere legittimamente in mano la prima palla da giocare. Una palla da mettere in campo in una partita senza dubbio difficile, che – a causa di una legge elettorale cervellotica, fatta apposta perché nessuno abbia i numeri per governare – rischia di essere già persa in partenza.

Al di là infatti della netta e roboante affermazione dei pentastellati, altra cosa adesso sarà la formazione di una maggioranza stabile alla Camera e al Senato per garantire governabilità ad un Paese che potrebbe invece di tornare molto presto alle urne. La prima mossa spetta comunque al Presidente della Repubblica, Mattarella, avviando le rituali consultazioni per valutare a chi conferire il mandato (all'inizio probabilmente solo esplorativo) alla ricerca di una maggioranza parlamentare che al momento appare difficilissima per i 5 Stelle e non poco complicata per il centrodestra. Intanto, fuori dalla scena, il centrosinistra si lecca le ferite, affila i coltelli per il “redde rationem” interno e si prepara ad una stagione di sana opposizione. Cercando una leadership credibile. Ripensando ai suoi valori. Guardando ai tanti errori commessi. Progettando il futuro e l'ennesimo “rassemblement”. Ripartendo di nuovo, ancora, da zero.

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