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Notizie > Incontri > 21 Novembre 2008

Lo scienziato John Polkinghorne, ospite del progetto Maqôr, parla di Universo, fede e creazione

 lo scienziato inglese John Polkinghorne

Udine (UD) - “L’Universo come creazione” titola l’attesa conferenza promossa dall’associazione culturale don Gilberto Pressacco, nell’ambito del progetto Maqôr, che vedrà protagonista a Udine - mercoledì 26 novembre, alle ore 18, nella Sala Conferenze della Fondazione CRUP - lo scienziato inglese John Polkinghorne, già ordinario di Fisica-matematica all’Università di Cambridge, dove ha approfondito la fisica teorica delle particelle, e negli ultimi vent’anni intensamente impegnato nello studio delle relazioni tra scienza e religione.

Membro della “Royal Society”, Polkinghorne è stato presidente del “Queens’ College” (1989-96) e ha ricevuto il Premio “Templeton” nel 2002. Nel 1997 è stato nominato Cavaliere dell’Impero Britannico. La scienza si caratterizza per i suoi grandi successi e per la sua capacità di autolimitarsi: non si pone domande e non cerca risposte alle domande che dobbiamo affrontare se vogliamo comprendere tutti gli aspetti dell’Universo in cui viviamo. E’ anche vero che un serio approccio alla scienza non richiede necessariamente un rifiuto dell’interazione provvidenziale del divino con la sua creazione: il Creatore potrebbe essere meglio capito attraverso i processi naturali, piuttosto che per altre vie.

Intorno a questi e a molti altri interrogativi si soffermerà a Udine John Polkinghorne, autore apprezzato di numerosi saggi, molti dei quali tradotti anche in italiano: Il mondo dei quanti (Garzanti, Milano, 1986), Scienza e Fede (Mondadori, Milano, 1987), Quark, caos e cristianesimo (Claudiana, Torino, 1997), Credere in Dio nell’età dalla scienza (Cortina Editore, Milano, 2000) e Quantum Physics and Theology (Yale University Press, New Haven and London, 2007).

Come spiega lo stesso Polikhorne, «La scienza ha imparato a riconoscere che la vera innovazione può emergere soltanto in regimi che possiamo dire che si trovino “al margine del caos”, un regno dove l’ordine e la contingenza si collegano per costituire il dominio del caso e della necessità. La pura necessità corrisponderebbe ad un mondo troppo rigoroso in natura da permettere l’apparizione di qualsiasi innovazione. Il puro caso corrisponderebbe ad un mondo troppo caotico che non permetterebbe alcuna novità di sopravvivere.

Senza un grado di mutazione genetica, non esisterebbe nessuna forma di vita, non ci sarebbe alla base nessuna delle specie metastabiluniversoi su cui il processo di vaglio della selezione naturale potrebbe agire. La potente fecondità dell’universo si manifesta attraverso l’apparizione puntuata di intere nuove forme di complessità, le cui nature non erano prevedibili in base a ciò che le aveva precedute: la vita che nasce dalla materia inanimata, la coscienza dalla vita e l’autocoscienza umana».

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