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Notizie > Incontri > 29 Maggio 2017

"Contro il razzismo": Federico Faloppa ospite di Articolo 21 FVG al Circolo della Stampa di Trieste

di Claudio Bisiani

Federico Faloppa

Trieste (TS) - Migliorare la qualità del linguaggio, utilizzando parole corrette e termini appropriati. Far parlare i protagonisti, oltre che gli esperti, il mondo dell'università, della scienza e della cultura. Spostare i riflettori da chi “rema contro” e alimenta odio (hate speech), pregiudizio e contrapposizione, a chi invece “lavora per” e si adopera in politiche di integrazione, educazione e accoglienza. Trasformare l'attuale paradigma di giornalismo fazioso, prevenuto e superficiale in un modo nuovo di fare informazione, che offra una narrazione “altra”, più articolata, più ampia e approfondita. E soprattutto più adatta a districarsi nella complessità di temi chiave del nostro vivere e convivere quotidiano.

Sono solo alcune delle stimolanti “provocazioni intellettuali” emerse dall'incontro con Federico Faloppa, docente di Linguistica italiana all’Università di Reading (Gran Bretagna), ospite venerdì 26 maggio del Circolo della Stampa di Trieste per la presentazione del volume “Contro il razzismo”, edito da Einaudi. Il saggio raccoglie «quattro ragionamenti per confutare le principali manifestazioni del razzismo, siano esse scientifiche, linguistiche, culturali o istituzionali».

Si spiega infatti nella sinossi del libro: «In Europa avanzano movimenti xenofobi e in Italia si denunciano sempre più spesso episodi di razzismo. Quattro studiosi con competenze diverse provano qui a vagliare i concetti di identità e differenza, a comprendere i diritti dello straniero in Italia, a misurare quanto profonde siano le nostre convinzioni sulle differenze biologiche e culturali e come se ne debba parlare. Guido Barbujani sceglie la prospettiva della genetica per decostruire le presunte basi scientifiche del razzismo; Marco Aime usa un approccio antropologico per comprendere alcune nuove declinazioni, di carattere culturale, assunte da certi razzismi. Federico Faloppa compie un'analisi linguistica, utile a capire gli elementi discriminatori che mettiamo in atto, spesso inconsciamente, usando le parole in un certo modo; infine Clelia Bartoli usa lo sguardo socio-giuridico per comprendere come le insidie del razzismo si celino anche nelle istituzioni “democratiche”».

Esperto di problemi legati alla rappresentazione dell'alterità nel linguaggio, Federico Faloppa lancia da Trieste una coraggiosa sfida glottologica, semantica e culturale – in primis al mondo dell'informazione, ma anche al variopinto universo di internet e dei social network – su come parlare e scrivere in modo più corretto, meno stereotipato, violento e razzista, di stranieri e immigrazione.

Accanto ad un lessico spesso inconsapevolmente razzista, Faloppa individua infatti alcuni esempi concreti di storture giornalistiche nel trattare il complesso fenomeno migratorio di questi ultimi anni. A cominciare dalla mancanza di uno spazio adeguato che dia voce ai veri protagonisti in campo, cioè i migranti, al contrario dell'opinione del primo passante in strada che invece non manca quasi mai (tipico caso di “fallacia di autorità”). Un altro "schema" tipico del giornalismo attuale è poi il rituale commento chiesto sempre al politico di turno e assai di rado ad un esperto, che sia sociologo, antropologo, politologo, medico o psicologo. O ancora, stare sulla notizia solo nel momento di un fatto specifico – come lo sbarco, la fuga, lo sgombero o il trasferimento di migranti – mentre da quel momento in poi quasi più nulla si sa di loro: cosa fanno? Cosa pensano? Che problemi hanno? Quali sono gli effetti sociali e psicologici della loro condizione? Qual è il livello di sopportazione del trauma sofferto? E il loro stato di salute fisica e psichica o le problematiche relative alla lingua e all'analfabetismo?

Lo stimolante faccia a faccia con Federico Faloppa al Circolo della Stampa di Trieste, ha salutato la prima uscita pubblica dalla neonata sezione regionale di “Articolo 21”. Dopo Lombardia, Veneto e Campania infatti, l'associazione che proprio quest'anno festeggia il 15° anno di vita è sbarcata in Friuli Venezia Giulia, «su iniziativa di cittadine e cittadini, esponenti del giornalismo e della comunicazione, della cultura e dello spettacolo - ha spiegato Fabiana Martini, giornalista ed ex vicesindaca di Trieste - uniti dal comune obiettivo di creare un presidio volto a promuovere e difendere, anche nella nostra regione, il "diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione...", come recita appunto l’articolo 21 della Costituzione italiana. Un diritto che riguarda tutte e tutti e che si realizza anche nel dare voce a chi è meno garantito e tutelato. Per creare uno spazio di riflessione sull’importanza e il peso delle parole e delle immagini accanto ad altre importanti realtà come il Premio Luchetta, i festival Link e Vicino/Lontano, l'associazione Parole O_Stili. Perché alla fine, come ripete sempre don Ciotti, è solo il “noi” che vince».

L'incontro – aperto dagli interventi di Cristiano Degano, presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti, di Carlo Muscatello, redattore del quotidiano “Il Piccolo” e presidente di Assostampa Fvg, e di Pierluigi Sabatti, presidente del Circolo della Stampa di Trieste – è stato moderato da Sergia Adamo, docente di Teoria della letteratura e letterature comparate all’Università di Trieste, che ha voluto ricordare come La copertina del volume "Contro il razzismo" (Einaudi editore)il termine “razza” sia solo «una costruzione, un'invenzione culturale, che non esiste a livello genetico. Mentre esistono e vengono invece sempre più utilizzate, purtroppo, molte parole che alimentano l'odio e il razzismo e che sono degli autentici macigni. Grandi e piccole violenze che fanno male, feriscono profondamente e discriminano tanti esseri umani».

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