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Notizie > Incontri > 09 Aprile 2017

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I 107 anni di Gillo Dorfles: al Revoltella l'anteprima del video “La guerra del tempo”

“La guerra del tempo” (locandina video)

Trieste (TS) - Mercoledì 12 aprile alle 18.30, all’Auditorium del Civico Museo Revoltella di Trieste (via Diaz 27), prende il via “Gillo 107”, evento ideato e curato da Marianna Accerboni per festeggiare, nel giorno del suo 107° compleanno e nella sua città natale, Gillo Dorfles. Verrà proiettato in anteprima mondiale “La guerra del tempo” (44’), il video dedicato dal regista Francesco Leprino al grande critico, filosofo dell’Estetica e artista di fama internazionale, in cui quest’ultimo viene ripreso nel 2016 mentre legge e commenta le proprie poesie in un affascinante percorso di gusto surreale.

Seguirà un brindisi augurale offerto dalla Tenuta Baroni del Mestri di Cormons (Gorizia).
Il progetto di Accerboni proseguirà in sedi istituzionali a Gorizia, poiché la famiglia paterna di Dorfles fu presente in quella città fin dal ‘700 con esponenti di grande prestigio, e a Bruxelles, per l’internazionalità del protagonista.

L’evento, realizzato con il sostegno di Spaziocavana Zinelli&Perizzi, si colloca a quasi 10 anni di distanza dalla presentazione a Trieste, Gorizia e Bruxelles del video “Attraverso il tempo attraversato dal tempo” del regista Francesco Leprino, ideata e curata da Marianna Accerboni nel 2008, che riscosse grande successo nelle tre sedi europee, con ampia diffusione in università, sedi televisive, gallerie d'arte, musei, Istituiti Italiani di Cultura e varie istituzioni.

IL VIDEO
Il video, di notevole fascino e interesse, propone un ritratto inedito di Dorfles, poiché le sedici poesie scelte per il filmato sono state composte durante il secondo conflitto mondiale, un decennio difficile e poco noto nella vita dell’intellettuale-artista, in cui Dorfles, sfollato in Maremma, si trovò costretto a tralasciare momentaneamente la medicina e la psichiatria, rimanendo pur sempre interessato alla musica e all’arte d’avanguardia: combattuto allora fra arte e teoria, ossia fra pittura da un lato e critica, estetica e filosofia dall’altro.
Di quelle poesie (pubblicate in volume nel 2012 da Campanotto Editore), colte, sagaci, ironiche, perfino felliniane ante litteram, Dorfles ci offre un commento e una lettura a prima vista, declinati con misura, grazia e precisione, senza tagli né incertezze. Nel video, alle letture si accompagnano i suoi dipinti di quel decennio, mentre le immagini sono sottolineate da brani tratti dall'Arte della fuga di Bach e rivisitati da Alessandro Solbiati e Ruggero Laganà, due tra i più importanti compositori contemporanei. Nel video compaiono anche le opinioni di un attento esegeta del grande intellettuale-artista, l’illuminato saggista e poeta Luca Cesari, titolare della cattedra di Estetica all’Accademia di Belle Arti di Urbino, supportate da una colonna sonora di rumori suggerite dalle letture di Dorfles.
Una fuga a tre voci (poesia, pittura, musica), che rivela un aspetto inedito ai più di Gillo Dorfles, figura più sfaccettata di un diamante. I testi e i dialoghi presenti nel video sono sottotitolati in inglese. In particolare i versi di Dorfles sono stati tradotti da Graziella Sidoli, nota poetessa e docente di Letteratura americana negli USA e in Italia.

Il video sarà presentato successivamente, con il patrocinio del Comune di Milano, in prestigiose sedi, tra cui la Triennale e il Conservatorio G. Verdi del capoluogo meneghino; e, ancora, alla Fondazione Ragghianti di Lucca, alla Villa Reale di Monza, alla Biblioteca Berio di Genova e al Festival Poetica di Alba.


Gillo Dorfles (Trieste, 1910), laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, critico d’arte, filosofo dell’Estetica e dei costumi e artista, già ordinario di Estetica alle Università di Trieste, Milano e Cagliari e visiting professor in alcune università americane, ha apportato un notevolissimo contributo allo sviluppo dell’estetica italiana del dopoguerra: a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952) fino a Nuovi riti, nuovo miti (1965), Artificio e natura (1968), Le oscillazioni del gusto (2004), La (nuova) moda della moda (2007), Horror pleni. L’(in)civiltà del rumore (2008) e alla sua opera forse più celebre, Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto (1968). La sua bibliografia comprende oltre duemilacinquecento pubblicazioni tra monografie, contributi in volumi collettivi, articoli e saggi.
Esegeta profondo e creativo sia come critico e filosofo che come artista - scrive Marianna Accerboni - è autore di un segno di originale introspezione anche attraverso la sua personalissima pittura, fiorita nel ’34 a Dornach in Svizzera, dove seguiva delle conferenze steineriane al Goetheanum. Interessato all’esoterismo, aveva creato nel 2010 Vitriol, personaggio simbolo, a metà appunto tra ispirazione esoterica, ricerca artistica e filosofia, che ricalca l’acronimo alchimico: ”Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem”, cioè “Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta. Un soggetto, Vitriol, presente anche in una serie di disegni realizzati nel 2016 per la mostra alla Triennale del gennaio 2017.
L’attività critica e di filosofo da un canto e quella di artista, hanno sempre seguito in lui binari paralleli. Nel ’48, in seguito anche agli stretti contatti con la Konkrete Kunst zurighese e gli svizzeri Lohse, Graeser e Roth, era addivenuto a una posizione estetica internazionale e aveva fondato con altri, tra cui Munari, il Movimento Arte Concreta, contrario a figurazione e astrazione lirica, facendosi contemporaneamente interprete sul piano critico ed estetico di astrattismo e concretismo. Nel ’55 intraprese la carriera universitaria, che determinò una riduzione, in favore della grafica, dell’attività pittorica, ripresa verso la metà degli anni ‘80. E’ del 2001 - conclude Accerboni - la prima grande mostra al PAC, seguita, tra le altre, da quelle a Palazzo Reale e allo Studio Marconi di Milano e, lo scorso anno, al MACRO di Roma e dalla pubblicazione di un catalogo ragionato di tutte le opere (Mazzotta).

Francesco Leprino, musicista, musicologo, organizzatore musicale, ha pubblicato dischi, volumi e saggi musicologici. Dal 1995 si è occupato di audiovisione, tenendo corsi universitari, seminari e conferenze e soprattutto realizzando video antologici e sperimentali, documentari e film, in cui integra con grande sensibilità immagini e musica: opere quest’ultime che hanno incontrato lusinghieri successi di critica e sono state presentate in sedi prestigiose in Italia e all’estero.

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