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Notizie > Manifestazioni > 26 Luglio 2008

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Mittelfest 2008: gran finale con Claudio Magris, Moni Ovadia e un omaggio a Mario Rigoni Stern

Claudio Magris

Cividale del Friuli (UD) - Gran finale di festival domenica 27 luglio con due presenze d’eccezione in apertura e chiusura di giornata.
Alle 11.00 alla Chiesa di San Francesco il percorso Mittelincontri “Cividale Macchina del Tempo” sarà concluso dall’incontro “Time is no money (Il tempo non è denaro)”: il ribaltamento di un famoso proverbio è preso come titolo per questo attesissimo incontro che vedrà Claudio Magris riflettere su quali connessioni possono esistere tra il concetto di tempo e quelli di denaro e capitalismo.

Alle 22.30, in Piazza Duomo, Moni Ovadia conclude il festival con un vero e proprio evento, un momento di grande valore artistico e simbolico: a quattordici anni di distanza torna a Mittelfest il titolo che ha rivelato al grande pubblico la tradizione yiddish, con “OLYLEM GOYLEM” Ovadia affiancato dalla Stage Orchestra - composta da Janos Hasur (violino), Luca Garlaschelli (contrabbasso), Emilio Vallorani (flauto, ottavino e percussioni), Massimo Marcer (tromba e flicorno), Paolo Rocca (clarinetto e clarinetto basso), Albert Mihai (fisarmonica) e Marian Serban (cymbalon) - rinnova il suo vademecum di canzoni e storielle, al ritmo trascinante di un orchestrina klezmer.

Nelle parole dello stesso Claudio Magris "Oylem Goylem è un vertice e insieme un momento germinale dell'arte di Ovadia”. Nello spettacolo Moni mescola generi e toni per raccontare l’identità ebraica (“un popolo che ha saputo vivere l'orrore senza perdere mai la santificazione della vita, e la vita l'ha santificata anche con un dirompente umorismo”) e ripercorre i frammenti della diaspora est-europea. Canzoni si alternano a letture (da Kafka, ad esempio) e storielle divertenti, ambientate in luoghi e tempi diversi, ma unite dal comune denominatore di una fede che è anche un approccio alla vita.

Ecco la presentazione che nel 1994 veniva fatta dello spettacolo nel catalogo del festival: “Eccolo dunque, il suono dell’esilio, mentre sfugge ai limiti e alle determinazioni di una sola lingua e di un solo paese e si contamina con altre lingue perdendo il senso dei confini. Una diaspora. «So che i miei ascendenti – dice Moni Ovadia – hanno attraversato paesi, nazioni, persino imperi. Le tracce di questi passaggi erano ancora visibili nei miei genitori, mescolate fra loro». Questa identità speciale, e comune al tempo stesso, veste un frac color foglia secca, un panciotto e una bombetta calata in testa, e capelli lunghi, e occhialini da rabbino. L’immagine dell’ebreo che viene dall’Est, col suo rimescolamento di aspettative e di superstizioni, citando i testi sacri, ma anche Kafka, raccontando storielle elaborate nel cuore di quello “spirito ebraico” che ha reso grande pure Woody Allen. O ancora, costeggiando i luoghi comuni delle tre religioni monoteiste, come un tempo faceva Nathan il Saggio, ebreo dell’omonimo capolavoro di Lessing, campione di un sogno di tolleranza così significativo, così necessario in questi tempi bui”. “Ma è la voce che ti resta dentro, dopo. Moni sa cantare, oltre che narrare e scrivere. E come sa cantare! Un respiro, appannato da rauchi gorgoglii, altera all’improvviso i limpidi accenti dell’intrattenitore. Questa, la phonè di Moni quando inizia a cantare, danzando nei labirinti di un’etnia favolosa”.

Ancora un omaggio a Mario Rigoni Stern nella giornata finale del festival: alle 17.00 nella Chiesa di San Francesco in programma “CON IL CIELO E LE SELVE”, per l’interpretazione e la regia di Pino Petruzzelli sulle canzoni composte ed eseguite dal vivo dall’intenso cantautore friulano Luigi Majeron, che Massimo Bubola definisce “una forza della natura” e per Gianni Mura è “un albero che canta”.. Il mondo di Rigoni Stern ha l’incanto delle cose esatte, la precisione cadenzata del passo di montagna”. Lo spettacolo segue le orme dello scrittore di Asiago sui sentieri dei monti e degli altipiani incontaminati, dove lui amava camminare in silenzio.

Alle ore 19, al Teatro Ristori, di scena la produzione rumena del Teatrul Maria Filotti Traila, “CLOWN CERCASI”, testo di Matei Visniec, per la regia Radu Nichifor: una paradossale e sarcastica istantanea della Romania oggi, firmata dal più significativo drammaturgo di questo paese, esule come molti altri connazionali in Francia. I tre protagonisti, Filippo, Nicolò e Peppino attendono. Sono tre clown, malridotti e disperati. Il destino li ha messi di fronte all'occasione più importante della loro vita. Scritto quindici anni fa, “Clown cercasi” è stato tradotto in 12 lingue e rappresentato in tutta Europa.

Alle 20, al Palazzotto, dello Sport ultimo appuntamento con Fragili Futuri: di scena “BAUMAN (Zygmunt) CIRCUS” una produzione Band à Part e TIEFFE Stabile d’innovazione, per la drammaturgia e la regia di Paolo Giorgio.
Velocità, identità, paura, amore sono i temi intorno ai quali ruotano le trasformazioni di una generazione che oggi ha pi&ugraMoni Ovadiave; o meno trent’anni e vive negli scenari travolgenti e terrorizzanti di immense megalopoli multietniche. Lampi di modernità attraversati da fasci di musica dal vivo sono il combustibile di Bauman Circus: il circo dell’attualità liquida, sulle orme e dentro i pensieri del grande filosofo Zygmunt Bauman.

Programma e vendita biglietti su: www.mittelfest.org.

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