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Cultura > Musica > 14 Giugno 2016

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La Sinagoga di Gorizia accoglie la prima esecuzione di “Miniatures” di Glauco Venier

Glauco Venier

Gorizia (GO) - Sedici tracce musicali: sedici suggestioni sonore che fluiscono nel segno dell’improvvisazione e si rifrangono in una cascata di effetti acustici, di armonie e di melodie astratte o cantabili, popolari oppure tratte da composizioni originali. Sedici “miniature” registrate negli studi della radio televisione della Svizzera italiana a Lugano per la prestigiosa etichetta tedesca ECM: “Miniatures” titola appunto il nuovo album del pianista friulano Glauco Venier - in uscita mondiale in questi giorni - con il passo di un vero “caso” discografico. Se è infatti raro per un’artista italiano entrare nella ‘scuderia’ ECM, ancor più eccezionale, ed anzi, unico, è incidere un disco per piano solo con ECM, etichetta leader nel campo del jazz e della musica contemporanea, marchio inconfondibile per la storia della musica del nostro tempo. Sotto il coordinamento produttivo di Manfred Eicher, fondatore di ECM, Glauco Venier ha dunque registrato “Miniatures” partendo dal suo pianoforte solista e da una fitta rete di piccole improvvisazioni libere e “fluttuanti”, ispirate alle sonorità di strumenti etnici percussivi come campane tubolari, gong, piatti cinesi, piastre di metallo, legni africani, vasi in terracotta a disposizione sul palco e scelti a caso per evocare i palpiti ed i fremiti della natura.

“Miniatures” incastona le melodie all'interno dell'improvvisazione libera che ne disgrega e scompone anche le parti più riconoscibili. Per lo sviluppo del lavoro discografico Glauco Venier ha utilizzato anche sculture sonore di due prestigiosi artisti friulani, Harry Bertoja e Giorgio Celiberti.

Attesa ora la prima esecuzione assoluta di “Miniatures”, in programma martedì 14 giugno nella Sinagoga di Gorizia (inizio ore 21, ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili), con un concerto per piano solo dove Glauco Venier trasmetterà al pubblico l’esperienza di questo ultimo lavoro che shakera un expertise musicale che spazia dalla musica popolare friulana a Tom Waits e Frank Zappa, dai piano trio narrativi e lirici alla musica medioevale, fino alla tradizione pianistica novecentesca. Una cifra musicale e stilistica che sintetizza le origini mitteleuropee dell’artista, una cultura musicale che affonda nella tradizione popolare, i frequentissimi incontri e confronti con grandi artisti di diversa nazionalità e ispirazione Ingresso libero sino ad esaurimento dei posti.

«È stato durante la registrazione di un disco con Norma Winstone e Klaus Gesing che Manfred Eicher mi ha proposto di registrare questo lavoro - spiega Glauco Venier – Si era complimentato a proposito del modo in cui mi spendevo “per la musica e per i musicisti, non per la tecnica”. Aveva apprezzato la mia capacità di farmi “gregario”, lasciando molti spazi a Norma e Klaus per “bilanciare” il loro apporto sonoro e creativo, anziche’ entrare in competizione con chi di volta in volta “spingeva”».

Fra i brani di “Miniatures” spicca un appassionato omaggio a Nelson Mandela, “Madiba”, nato su un riff per la mano sinistra, che diventa motore e nucleo portante di una piccola melodia di tipo africano. Accanto ad alcune composizioni originali rilette per l’occasione, - come la ballata numero 40 di Gurdjieff e “Gunam”, un brano della cantante Alessandra Franco, si sviluppano composizioni realmente dettate dall’happening: è il caso di “Byzantine Icon”, che si sviluppa e si avviluppa a partire da un “gong” inatteso suonato dallo stesso produttore, Manfred Eicher. Il disco, dedicato alla memoria di Mauro Valoppi, si apre con “Ritual” e prosegue con “Tiziano’s Painting” e “Asian Songs and Rythms No.40”. “Serenity”, “Abstractio” e “Prayer” sono ulteriori “miniature” che restituiscono atmosfere introspettive e spirituali. Sempre a firma di Glauco Venier sono “The Temple – War – Litanies”, “Ave Gloriosa”, “Visible Spirit” e “Deep and Far”, mentre l’album si chiude su “Ce jour de l’an”, un suggello firmato da Guillaume Dufay.

«Sono felice di aver potuto fare un disco in solo per una delle etichette più importanti del mondo - sottolinea Glauco Venier – e credo si tratti di un precedente importante per tutti gli artisti di questa nostra terra di frontiera, cosi’ centrale eppure spesso cosi’ marginale nelle rotte produttive internazionali. Ma sono anche consapevole che non basta produrre arte: è necessario creare il terreno perché l’arte venga accolta e compresa. In Italia questi presupposti mancano spesso. È anche per questo che coltivo con passione il mio lavoro e la mia dimensione di insegnante».

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