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Cultura > Musica > 17 Marzo 2008

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Gli Archi Scaligeri presentano “700 sacro” nel Duomo di Gorizia. In programma lo “Stabat Mater”

Duomo di Gorizia

Gorizia (GO) - Si preannuncia come un concerto-evento quello proposto, martedì 18 marzo nel Duomo di Gorizia (ore 20.30, ingresso aperto alla città), dal prestigioso Ensemble Archi Scaligeri, la formazione in cui è rappresentata una selezione di musicisti e cantanti in forza all’Orchestra del Teatro della Scala di Milano: in programma, infatti, in vista delle festività pasquali e in stretto collegamento con la mostra “Abitare il 700”, sarà una serata dedicata a “700 sacro, percorso nella musica europea del 700”, con l’esecuzione del suggestivo “Stabat Mater” di Giovanni Battista Pergolesi, considerato il testamento spirituale del grande compositore settecentesco, ancor oggi eseguito in tutto il mondo e reputato come uno dei massimi capolavori di ogni tempo. Il concerto è promosso e organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Gorizia, con la Fondazione Carigo, i Musei Provinciali, la Parrocchia SS Ilario e Taziano, e vedrà impegnati i musicisti Fulvio Liviabell, I violino, Rodolfo Cibin, II violino, Giorgio Baiocco viola, Marco Radaelli violoncello e Attilio Corradini contrabbasso, accanto alle cantanti Barbara Lavarian I soprano ed Elisabeth Kilby II soprano. L’Ensemble Archi Scaligeri spazia dalla musica del 700 alla musica dei secoli più recenti, con particolare predilezione per la musica sacra, come appunto nel caso dello Stabat pergolesiano, che rappresenta l’apice della vena espressiva dell’autore, straordinariamente poetica ed espressiva, soprattutto nell’immedesimazione dell’ultimo movimento (Quando corpus), allorché Pergolesi, sentendo l’approssimarsi di una morte inesorabile, riconosce i propri sentimenti e i propri pensieri nel testo ispirato di Jacopone da Todi. Accanto all’Ensemble sarà in scena il Coro Polifonico Caprivese diretto dalla maestra Lorella Grion: si tratta di un coro “storico” della provincia di Gorizia, nato a Capriva del Friuli come coro femminile, caratterizzato da un curriculum di tutto rispetto (con un primo posto al concorso di Vittorio Veneto), ed ora anche da una sezione maschile. Il programma completo del concerto prevede pagine di Mozart, con l’Ave Verum Laudate Dominum, da “Vesperae solennes de confessore”; di Haendel, con ‘So shall the lute and harp awake’, da”Judas Maccabeus”; e di Pergolesi, con lo ‘Stabat Mater’, una partitura dove è in qualche modo incarnato lo stesso autore, con la sua vita difficile, i suoi dolori, l’ amarezza per il suo destino. Non a caso Vincenzo Bellini soleva ripetere che non poteva suonare lo Stabat senza piangere e lo stesso Rossini, giunto ormai negli anni della maturità, meditò a lungo prima di scrivere il suo Stabat Mater, perché riteneva l’opera di Pergolesi sublime e irraggiungibile. Giovanni Battista Pergolesi nacque a Iesi il 4 gennaio 1710. Il padre, discendente da un calzolaio di Pergola traslocatosi a Jesi assunse il cognome di “Pergolesi”. Il giovaner musicista completò lo studio del violino e poi quello del contrappunto a Napoli nel “Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo”. Scrisse numerose opere serie come “L’Olimpiade”, “Salustia”, “Adriano in Siria” e commedie in musica come “Lo frate ‘nnammorato”, intermezzi come “La serva padrona” e “Livietta e Tracollo” ma anche capolavori sacri come il “Salve Regina” e soprattutto lo “Stabat Mater”. La composizione fu terminata a Pozzuoli nel convento dei padri Cappuccini, dove, gravemente malato di tisi, Pergolesi s’era recato sperando nei benefici effetti del clima e della tranquillità. Si spense il 17 marzo 1736, a soli 26 anni pochi giorni dopo il compimento dell’ opera.

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