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Notizie > Incontri > 28 Luglio 2015

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Lunatico Festival 2015: "Il paese dei coppoloni" e altre storie di viandanza con Rumiz e Capossela

"Il paese dei coppoloni" di Vinicio Capossela

Trieste (TS) - Il cantautore, polistrumentista e scrittore Vinicio Capossela racconta "Il paese dei coppoloni": “Un libro che racconta, un mondo immaginifico”… e lo racconta, lo spiega e ne discute assieme all’amico autore e giornalista Paolo Rumiz anch’egli un esperto di storie di viandanza, di liriche in cammino.

L’incontro - in programma mercoledì 29 luglio alle ore 21.00 al Parco di San Giovanni (via de Pastrovich, 4) nell'ambito di Lunatico Festival 2015 - è per tutti quelli che hanno voglia di ascoltare la storia di questo romanzo difficilmente classificabile, romanzo cantato (o incantato), poema in prosa, che non si stanca di farsi accompagnare dalla lirica per le 348 pagine di cui è composto.


Il libro:
Tutto era materia. Lo spirito scappava. Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando? Così si chiede il viandante narratore nella terra dei padri. Il viandante procede con il passo dell’indiziato, lo sguardo affilato, la memoria popolata si storie. E le storie gli vengono incontro nelle vesti di figure, ciascuna portatrice di destino che hanno il compito di ispirati accompagnatori.
Luoghi e personaggi suonano, con i loro stortinomi, immobili e mitici immersi in un paesaggio umano e geografico che mescola il noto e l’ignoto. Scatozza domatore di camion, Mandarino pascitore di uomini, la Totara, Cazzariegghio, Pacchi Pacchi, Testadiuccello, Camoia, la Marescialla: ciascuno ragguaglia il viandante, ciascuno lo mette in guardia, ciascuno sembra custode di una verità che tanto più ci riguarda, quanto più è fuori dalla Storia. Il viandante deve misurarsi, insieme al lettore, con un patrimonio di saggezza, che sembra aver abbandonato tutti quanti si muovono per sentieri e strade, sotto la luna, nella luce del meriggio, accompagnati dall’abbaiare dei cani.
E poi ci sono la musica e i musicanti. La musica da sposalizio, da canto a sonetto, la musica per uccidere il porco, la musica da ballo per cadere “sponzati come baccalà”, la musica da serenata, il lamento funebre, la musica rurale, da resa dei conti.
Vinicio Capossela ha scritto un’opera in cui la realtà è visibile solo dietro il velo deformante di un segno grandioso, epico, dell’umana esistenza, di un passato che torna a popolare di misteri e splendori l’opacità del nostro caos.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Teatro Miela / Bonawentura

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