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Notizie > Incontri > 11 Marzo 2015

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L'Africa cresce, l'Africa sbarca...: all'Irse si parla degli squilibri del continente nero

IRSE - Nigeria Bring Back our girls

Pordenone (PN) - Non è più "a world apart", e le sue sorti sono inestricabilmente intrecciate ai destini del mondo. L’Africa cresce, sotto i nostri occhi: cresce il Pil dei suoi Paesi, con un + 5% dell’Africa sub Sahariana nel 2014, crescono gli investimenti nel continente del sottosviluppo (57 miliardi di dollari nel 2014), e intanto cresce il divario fra grandi ricchi e grandi poveri, crescono i conflitti etnici e religiosi, gli attentati e gli sbarchi in Italia e verso l’Europa, cresce l’allarme del mondo che guarda alla Libia.

Indagare il cortocircuito fra la rapida crescita economica e gli alti tassi di povertà all’interno dei Paesi africani – responsabile della fragile tenuta delle democrazie africane – è l’urgenza dei nostri giorni. A questa incandescente attualità l’IRSE Pordenone dedica l’incontro inaugurale dei dialoghi di cultura economica “Squilibri. Globali, europei, locali”, a cura di Laura Zuzzi, articolata riflessione intorno ai temi clou legati all’economia ‘glocal’, globale e locale, del nostro tempo. “Africa: Vecchi e nuovi squilibri. Democrazie incerte. Quale modernizzazione?” è il tema dell’incontro inaugurale, giovedì 12 marzo (ore 15.30, Auditorium del Centro culturale Casa Zanussi di Pordenone). Protagonista sarà lo studioso Arrigo Pallotti, ricercatore di riferimento sulla “questione africana” con i saggi che ha proposto nelle ultime stagioni, da “Alla ricerca della democrazia. L’Africa sub-sahariana tra autoritarismo e sviluppo”, (Rubettino 2013) a “Le parole dello sviluppo. Metodi e politiche della cooperazione internazionale” (Carocci, 2014).

«A dispetto della crisi internazionale, nel 2014 l’Africa sub-sahariana ha registrato una crescita economica intorno al 5% - spiega Pallotti - La performance, nonostante alcuni segnali negativi, si prevede sarà ripetuta nel 2015. Tassi di crescita così elevati sono il risultato di molteplici fattori, tra i quali la maggiore stabilità macroeconomica, l’ampliamento dei mercati interni e l’aumento dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali. Il miglioramento degli indicatori economici si è accompagnato a un marcato aumento degli investimenti stranieri, il cui flusso in Africa nel 2014 è stato di circa 57 miliardi di dollari. Da tempo, a investire nei Paesi africani non sono più solo i Paesi industrializzati, ma sempre di più le nuove potenze emergenti, come Cina, India, Brasile, alla ricerca di materie prime e di mercati per le esportazioni. Ma, complice l’alto tasso di crescita della popolazione, il reddito pro capite è cresciuto nel complesso a ritmi contenuti. Addirittura in alcuni Paesi africani il reddito pro capite e l’indice di sviluppo umano sono oggi più bassi di quanto non fossero negli anni Ottanta». Squilibri, quindi, e l’inevitabile portato: corruzione, guerre, ulteriori emigrazioni verso l’Europa, tragedie nel Mediterraneo. E c’è di più: «Il bilancio della democratizzazione in Africa è in chiaroscuro. Si sono registrati un rafforzamento del pluralismo politico e un controllo più stringente degli eletti da parte degli elettori; ma limiti e contraddizioni appaiono evidenti. Il potere politico continua a rimanere concentrato nelle mani di presidenti e governi, a scapito dei parlamenti. I partiti di opposizione, spesso frammentati e costruiti intorno alla figura del leader, non offrono reali alternative programmatiche e tendono a confinare le proprie attività nelle aree urbane. Abuso di potere e corruzione minano lo Stato di diritto. Infine, a volte i processi elettorali sono stati contrassegnati da gravi violenze. Il caso del conflitto in Mali è sintomatico non solo della crisi della democrazia, ma anche dei rischi di una militarizzazione delle risposte nazionali e internazionali all’instabilità politica in Africa. Eppure – afferma Pallotti - i conflitti armati come in Mali e Nigeria, o le forme di autoritarismo in Zimbabwe non sono il destino inevitabile dell’Africa. Gli strumenti a disposizione dei governi (e dei donatori internazionali) per promuovere maggiore stabilità politica e tradurre la crescita in una diminuzione della povertà sono molteplici...».

I dialoghi IRSE proseguiranno mercoledì 18 marzo con l’incontro sul tema “La Rete nuova agorà democratica. Contraddizioni e squilibri”, affidato a Guido Scorza. Venerdì 27 marzo Chiara Agostini, del Centro Luigi Einaudi di Torino, interverrà sul tema: “Tagli al sociale: vecchi e nuovi squilibri sulle spalle dei giovani”. Il ciclo IRSE 2015 culminerà con due convegni legati ai nuovi scenari a nord-est: mercoledì’ 6 maggio (ore 17.30, Auditorium del Centro culturale Casa Zanussi) i riflettori saranno puntati su “Digitale&Nuova Manifattura. Binomio chiave per RilancimpresaFVG”. Nel convegno conclusivo, giovedì 4 giugno (ore 17.30), si parlerà di “Mafie in movimento: globalizzazione, nuovi territori, emergenza Nordest Italia”. Ospite dell’IRSE sarà Federico Varese, docente di criminologia presso l’Università di Oxford, uno dei maggiori analisti del crimine organizzato, delle reti sociali della corruzione.

Ingresso libero, gradita iscrizione alla Segreteria IRSE (irse@centroculturapordenone.it).


INFO: tel 0434 365326, www.centroculturapordenone.it/irse, facebook.com/centroculturapordenone.it, youtube.com/CulturaPn

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