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Notizie > Politica > 12 Marzo 2014

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Il nostro agente all'Avana: Renzi, “infiltrato” della destra o ha sbagliato partito a sua insaputa?

di Claudio Bisiani

Matteo Renzi

Trieste (TS) - Non sarà una riedizione della celebre spy story firmata Graham Greene, ma davvero poco ci manca. E' invece l'ennesimo capitolo scritto dall'imprevedibile attualità politica nazionale, ancorché gettonatissima, fantasiosa e ricca di colpi di scena: una telenovela infinita che vede come protagonista assoluto l'enfant terrible Matteo Renzi. Dopo la bocciatura alla Camera dell'emendamento sulle quote rosa, l'Italicum – la gattopardesca legge elettorale fiorita dal micidiale accordo fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi – procede spedita travolgendo tutto e tutti: dalla richiesta di maggiore presenza femminile alle preferenze contro le liste bloccate, dalle soglie di sbarramento al diritto di rappresentanza dei piccoli partiti. Un caterpillar che non consente distinguo o miglioramenti perché, come recita la vulgata “renzusconiana”, o si fa l'Italicum così com'è o salta l'accordo e di conseguenza salta tutto il Paese.

Adesso ci si dirà che l'unico modo per realizzare qualcosa in Italia è fregarsene degli altri – proprio come fa il democratico Renzi – e fare le cose così come vuole lui, anche se non piacciono a tutti. Vero, ma solo in parte. Perché troppe volte dietro il “decisionismo” di Renzi – che fra l'altro il politologo Giovanni Sartori ha definito più icasticamente un “velocismo” che rischia di partorire pastrocchi peggiori di quelli passati (leggi Porcellum) – si nasconde una assai debole lungimiranza che, accanto alla passione e al senso di responsabilità, rappresenta uno dei crismi weberiani che un vero leader deve possedere. Il problema di fondo è che Renzi, massimo esponente della società liquida contemporanea, incarna una serie di contraddizioni difficili da comprendere. Prima di tutto perché confonde – proprio come fa Berlusconi... – la leadership col leaderismo; secondo perché si dichiara di centrosinistra ma realizza un accordo di governo con Angelino Alfano del Nuovo Centrodestra e un patto istituzionale, illuminato sulla via di Verdini, con il cavaliere pregiudicato di Arcore; terzo perché rifiuta qualsiasi confronto interno col suo partito e con i poteri intermedi – in primis i sindacati – considerandolo una perdita di tempo inutile e fastidiosa. Infine, fatto ancora più inquietante, è che Renzi sembra ignorare cosa sia la sinistra: una comunità di uomini e di donne, di Storia e di storie, di senso e di destino, come ha tuonato Gianni Cuperlo (vox clamantis in deserto!) in tutta la campagna delle recenti primarie, che merita massimo rispetto e considerazione.

A questo punto però il dubbio sorge spontaneo: o Renzi vuole rivalutare l'ottocentesco Agostino Depretis rimettendo in scena un neo trasformismo camuffato da maxi compromesso storico di larghissime intese – e Letta in questo senso è stato solo un imberbe dilettante – oppure nasce il lecito sospetto che abbia davvero sbagliato partito. Perché ha ragione Vittorio Sgarbi quando definisce l'ex sindaco di Firenze un uomo di destra che sta dalla parte sbagliata. E che non a caso piace (eccome se piace!) alla destra e ai militanti dell'esercito di Silvio. Una sorta di “agente all'Avana”, un “infiltrato” nel Pd, inconsapevolmente o meno lo dirà la storia, inviato dall'immarcescibile convitato di pietra che da Arcore sembra manovrare ancora le sue pedine.

Il rischio grosso, insomma, non è tanto che la sicumera di Renzi si riveli alla conta dei fatti un gigantesco flop, ma che questo suo modo – populisticamente intrigante e ammaliatore – di comunicare e fare politica comprometta le fondamenta e l'esistenza stessa del Pd. E' infatti quest'ultimo che rischia di uscirne con le ossa rotte. Un progetto iniziato faticosamente nel 2007, che ha già navigato fra mille procelle, e che il tifone Renzi potrebbe adesso spazzare via. Ne sia ben conscia la sinistra, o quel che ne resta. Perché altrimenti le strade da percorrere per il nostro Paese rimarrebbero solo due: l'avventurismo visionario e triviale di Grillo o la riedizione caricaturale e stracotta di Forza Italia. Due strade senza uscita, possibilmente da evitare.

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