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Notizie > Manifestazioni > 11 Dicembre 2013

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“Scie nel mare” chiude le celebrazioni del 150° anniversario del Cai di Pordenone

Scena da “Scie nel mare”

Pordenone (PN) - In questi mesi si sono susseguiti escursioni, mostre, incontri, proiezioni e congressi volti a sensibilizzare gli amanti della montagna e i semplici cittadini alle meraviglie, ai pericoli e alle innumerevoli attività – che spesso coinvolgono enti nazionali e internazionali, come ha dimostrato il congresso di Udine – che il CAI, associazione presente in Regione FVG con 27 sezioni e 18.000 soci, promuove in occasione del 150° anniversario della sua fondazione. Sotto il segno del confronto con altre realtà anche l’ultimo appuntamento della rassegna, giovedì 12 dicembre alle 21.00 al teatro dell’Istituto Don Bosco di Pordenone: un importante spettacolo teatrale, “Scie nel mare”, prodotto da Faber Teater, C.A.I. sez. Chivasso in collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino, con la regia di Aldo Pasquero e Giuseppe Morrone. Straordinaria figura, avventuriero e scopritore per antonomasia, Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi, ha guidato spedizioni in Alaska, verso il Polo Nord, in Karakorum, sui Monti della Luna in Africa. Vissuto tra ‘800 e ‘900, in un mondo che cambiava in fretta, ha creduto in valori come la lealtà, il dovere, l’amicizia nel tempo, la sete di conoscenza, la nobiltà. Ammiraglio al comando della flotta italiana durante la Prima Guerra Mondiale, all’alba dell’avvento del fascismo, si è ritirato in Somalia per dedicarsi, fino alla morte, ad un innovativo progetto di colonia agricola e di cooperazione con i popoli africani. Questo spettacolo ricostruisce la sua storia con un solo attore e dieci personaggi, a cui è affidato il compito di raccontare a tutto tondo questa figura di primo piano nella storia dell’alpinismo, dell’esplorazione e dell’Italia del suo tempo. Il rigore nella ricostruzione e l’intensa recitazione di Francesco Micca – autore e attore dello spettacolo – fanno emergere il ritratto di una personalità articolata, in perfetto equilibrio tra eleganza e semplicità, capace di sentimenti profondi e di grande forza di volontà.

“Durante i mesi di scrittura del testo più volte mi sono trovato a chiedermi perché il Duca degli Abruzzi sia una figura così affascinante e carismatica e quale sia il senso di parlarne oggi – racconta Micca – È un uomo che ha avuto a disposizione possibilità e le ha usate tutte. E in modo non “convenzionale”. Ha avuto il privilegio di poter viaggiare. Ed è andato a vedere luoghi remotissimi, disagevoli e pericolosi. Ha fatto di tutto per mettersi in situazioni in cui il suo status sociale non poteva contare nulla. A quale bufera di neve a 7500 metri, su una inviolata montagna del Karakorum, può interessare che tu sia un Duca, discendente di stirpe reale? In un periodo storico che vide l’affermarsi in Italia del fascismo, il Duca si ritirò in Somalia e creò un’azienda agricola moderna ed efficiente. Un’azienda che si basava sulla condivisione, sulla distribuzione delle terre a coloro che vi lavoravano, sulla possibilità di studiare per i fi gli degli agricoltori, sulla libertà di culto. Nello stesso periodo in cui in Italia si parlava di “razza superiore”, in Africa il Duca veniva considerato da tutti i somali un “padre”. Creò un modello di colonialismo che oggi magari chiameremmo “paternalistico” e potremmo considerare un po’ superato, se non ci si ricordasse che parliamo di più di ottant’anni fa. Un uomo pubblico, la cui vita era sulla bocca di tutti, che ha cercato di difendere in ogni modo la propria vita privata. Per questo così poco sappiamo delle sue relazioni sentimentali”.

Un’occasione per avvicinarsi e farsi contagiare dal fascino per la scoperta, che da 150 anni il CAI mette a disposizione dei suoi soci e di quanti si vogliano far conquistare dalla magia delle Terre Alte.


INFO/FONTE: Cinemazero Ufficio Stampa

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