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Cultura > Musica > 19 Luglio 2013

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In piazza Verdi il trio Stockhausen, Comisso e Thomè per TriesteLovesJazz 2013

Markus Stockhausen

Trieste (TS) - Grande numero unico sabato 20 luglio alle 21 in piazza Verdi per TriesteLovesJazz che propone Markus Stockausen alla tromba, Angelo Comisso al pianoforte e Christian Thomè alla batteria: una serata annunciata di grandissimo livello e sicuro appeal su ogni tipo di pubblico. Suonano assieme dal 2003 questi solisti d’eccezione, che arrivano a TriesteLovesJazz con un progetto tra il romantico e il visionario ("Lichtblick" il sottotitolo).

Markus Stockhausen, definito da The Times “prodigio della tromba”, è figlio del grande Karlheinz, tra i compositori più importanti della musica del XX secolo, e fratello di Simon, anche lui affermato compositore contemporaneo. Trombettista solista e improvvisatore, è uno dei più versatili e poliedrici musicisti del nostro tempo: si è esibito sui più grandi palcoscenici, dalla Scala al Royal Opera House e il suo suono pieno e fluido è riconoscibile su oltre 50 dischi registrati per le più importanti etichette discografiche. Al suo fianco sul palco del festival il pianoforte di Angelo Comisso, musicista che inizia a collaborare con Stockhausen nel 2003: pianista istintivo, che affronta con naturalezza, oltre al jazz, repertori classici così come complesse partiture contemporanee e l'improvvisazione totale. Ha al suo oltre dieci album. Completa il trio Christian Thomè, di scuola tedesca, dalla grande attenzione alla rifinitura del tocco: la sua fantasiosa e mai invadente propulsione ritmica gli hanno permesso di collaborare con con grandi nomi come Peter Kowald, Micheal Moore, Achim Kaufmann e di lavorare in vari progetti interdisciplinari, tra i quali l’ European Dance Development Center con la ballerina italiana Paola Bartoletti.

Così scrive di loro il critico Sergio Cimarosti: “C’è anche un’altra strada. La percorrono quelli che, come Markus Stockhausen, Angelo Comisso e Christian Thomé, hanno scelto la libertà priva di etichette e di “autorizzazioni”. Essi sono degli apolidi della musica. Hanno metabolizzato le loro esperienze (la musica classica, il jazz, l’avanguardia) e sono giunti ad un “esperanto” espressivo.
Nel loro modo di suonare si leggono, con trasparente semplicità, sincere convinzioni: la fiducia nel potere comunicativo del linguaggio tonale, la voglia di rimanere ancorati alla riconoscibilità della forma, la pratica festosa dell’improvvisazione concepita come caduta di inibizioni emotive e come ricerca vitale del dialogo.
L’occasione creativa attinge alle risonanze interiori: i pezzi si nutrono di emozioni e stati d’animo; più spigolosa appare l’immaginazione tematica di Stockhausen (maggiormente cromatica, nel solco d’una tradizione tedesca), più calorosa e mediterranea l’enfasi melodica di Comisso.
Su tutto regna il suono. C’è in ogni pezzo il piacere dell’udibilità, dell’architettura sonora, del paesaggio ben profilato. La tromba di Stockhausen, per ampiezza dinamica, continuità fluida dell’emissione e convinzione nel canto, ci regala un benessere esistenziale che evoca meditativi mondi orientali, in perfetto equilibrio sull’abisso. La singola nota è vissuta da Stockhausen nella pienezza, per così dire, organica del suono. E il semplice intervallo oppure un breve inciso diventano carichi di energia. In Comisso è sorprendente la capacità di pennellare sfondi e figure in primo piano, movimenti d’ombra e di luce".


INFO/FONTE: Ufficio Stampa TriesteLovesJazz 2013

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