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Notizie > Incontri > 18 Giugno 2013

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Typos alla Stazione Rogers: si parla di “Viola - l’esperienza di Basaglia a Trieste”

Typos

Trieste (TS) - Mercoledì 19 giugno alle 19.00, alla Stazione Rogers, lo psichiatra Peppe Dell’Acqua, il giornalista Fabio Dorigo e Claudio Ernè, giornalista e curatore del libro “Viola - l’esperienza di Basaglia a Trieste” racconteranno la storia della nascita del libro e di come la grafica abbia potuto rendere onore ad un momento fondamentale della storia della nostra città e della sanità. La grafica di Marco Stulle, con l’ideazione di una copertina del tutto particolare, nata da soluzioni cartotecniche complesse, voleva raccontare anche visivamente il concetto della riconquistata libertà da parte die malati di mente. Per questo il titolo “Viola”, dal verbo violare, del libro. Così, anche noi abbiamo scelto di intitolare il nostro incontro “Viola, voce del verbo violare”.

Claudio Ernè e Marco Stulle si sono incontrati in una trattoria storica di via Ginnastica a Trieste, in un momento in cui il giornalista aveva ormai perso le speranze di vedere realizzata la pubblicazione del libro sull’esperienza di Basaglia a Trieste di cui era il curatore. Nei mesi precedenti l’incontro con Marco, Ernè si era affidato ad altri grafici che non erano però riusciti a valorizzare l’essenza profonda del testo. Sarà proprio durante quella cena che avrà inizio un progetto lungo e faticoso che sfocerà nella pubblicazione di un testo unico. Ad impegnare Marco fin dall’inizio è stata l’ideazione e la realizzazione della copertina che, secondo il suo progetto, avrebbe dovuto raffigurare una camicia di forza stretta attorno al libro, proprio a rappresentare quel senso di prigionia che provavano gli esseri umani che erano costretti a portarle.

Il suo progetto si dimostra estremamente laborioso da subito, infatti a Trieste, grazie all’esperienza di Basaglia e del suo gruppo, non esistevano più oggetti di quel genere che erano stati scientemente eliminati dalla città. Bisognava dunque reperire una camicia di forza da fotografare. E poi la copertina: doveva essere costruita attorno al testo, quasi a soffocarlo, ma, allo stesso tempo, doveva consentire al lettore di entrare in contatto con l’essenza stessa dell’opera, senza rovinarla. Le soluzioni trovate? Frutto di incredibile ingegno. Lasciamo ai protagonisti della serata il piacere di raccontarle.

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