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Notizie > Incontri > 01 Marzo 2013

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All’Harry’s Caffè si presenta il libro "Il mondo di Norma" di Marina Petronio

La copertina del libro "Il mondo di Norma"

Trieste (TS) - Venerdì 1 marzo alle 17 viene presentato all’Harry’s Caffè e Restaurant (piazza Unità 2) il libro intitolato "Il mondo di Norma" di Marina Petronio, dedicato alla moglie del pittore Dyalma Stultus (pgg. 117, € 13,00, Luglio Editore). Interverranno l’autrice, la prof. Ilaria Rocchi (La Voce del Popolo, Fiume) e l’arch. Marianna Accerboni, che ha firmato la prefazione. All’interno del volume viene pubblicata una poesia inedita di Anita Pittoni.


"Il libro, sottotitolato "Vita di donna e di artista fra Trieste e Firenze", - scrive Accerboni - rievoca l’esistenza di Norma Aquilani Stultus, bellissima moglie di Dyalma Stultus, che il pittore triestino incontrò e sposò quando lei era giovanissima e aveva 14 anni meno di lui. Musa, oltre che moglie, del pittore, creò assieme alle figlie, dopo la morte improvvisa del marito, avvenuta nel 1977, un archivio a lui intitolato, che fu per lei sollievo al dolore e motivo di vita".

"Attraverso la pubblicazione di una ricca sequenza di bozzetti per abiti, di grande eleganza e antesignani, progettati da Norma, di costumi d’epoca e d’illustrazioni per novelle per bambini, il volume ripercorre puntualmente anche la felice creatività di Norma, che quest’ultima tuttavia tralasciò per prendersi cura del marito e delle tre figlie, Selma, Marina e Nada: una carriera che sicuramente l’avrebbe vista protagonista poiché nel disegnare, Norma era dotata di un bel segno, essenziale e convincente, e di una perfetta capacità nell’accostare i colori, creando intrecci cromatici mai scontati".

"Il libro, che la Petronio ha composto con il consueto garbo e dopo approfonditi studi, presenta anche altri pregi e sorprese: oltre ad aprire per la prima volta uno squarcio sulla personalità di Norma come donna e artista, propone preziose novità sui rapporti della coppia Aquilani-Stultus con il mondo dell’arte, della cultura e dell’intellighentia triestina, italiana e anche europea, e sulla natura di tale milieu. Vi furono infatti coinvolti personaggi di altissima levatura quali Svevo, Saba, Benco, Giannino Marchig, in parte Joyce, il pittore Felice Carena, il principe Alessandro di Torre e Tasso, Giulio Caprin; ma anche artisti, scrittori e intellettuali come Gianni Brumatti, Ugo Carà, Carlo Sbisà, Anita Pittoni, Giani Stuparich, le sorelle Wanda e Marion Wulz, Otto Sternberg, fratello gemello di Federico, primo studioso e traduttore dell’opera sveviana, che Norma e Dyalma frequentarono a Trieste, a Firenze e a Venezia".

"Tali rapporti confermano ancora una volta, fra le righe, il ruolo centro-europeo della cultura e dell’arte triestina nella prima parte del ‘900 e la conseguente possibilità da parte dei pittori e degli intellettuali locali di essere particolarmente aggiornati e sensibili nei confronti delle avanguardie e della nuova cultura, che stavano fiorendo intorno all’Accademia di Monaco, di Berlino e di Vienna, dove si era diffuso con Gustav Klimt il linguaggio della Secessione e successivamente, con l’austriaco Oskar Kokoschka, il lessico espressionista. Questo libro - conclude Marianna Accerboni - costituirà sicuramente un importante punto di partenza per ulteriori studi e approfondimenti su Stultus e sul clima europeo nella Trieste degli anni Venti e Trenta, che anche il famoso critico triestino Gillo Dorfles ricorda animato da personaggi quali appunto Svevo, Arturo Nathan, Bobi Bazlen, Leonor Fini, alcuni dei quali furono legati anche a Stultus. “Una città” afferma Dorfles “che, anche se periferica, era decisamente più centrale rispetto all’Europa, di quanto non lo fosse allora il resto d’Italia”. E nella quale Stultus mosse i primi, duri passi d’artista".

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