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Notizie > Incontri > 04 Dicembre 2012

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"In cerca di Europa": giovedì 6 dicembre all'Irse si discute sul futuro dei Balcani

Balcani

Pordenone (PN) - Prosegue l’indagine dell’IRSE, l’Istituto Regionale di Studi Europei del FVG che in cinque appuntamenti rinnova il suo percorso “In cerca di Europa”, proponendo a Pordenone la 40^ serie di incontri-dibattito e riflessioni di cultura storico politica, a cura di Laura Zuzzi. Dopo aver approfondito, con lo storico e saggista Francesco Leoncini, le problematiche dell’Europa contemporanea viste dai Paesi dell’Est – che all’Unione europea hanno guardato con speranza e fiducia sin dalla storica caduta dei muri nell’ ’89 – è adesso la volta di riflettere sui Balcani, l’area da sempre annoverata come “geo-polveriera d’Europa”.

Giovedì 6 dicembre, alle 15.30 nell’Auditorium di Casa Zanussi a Pordenone in via Concordia 7, l’IRSE ospiterà il ricercatore Giacomo Tinelli, dell’Università di Roma Tre, fra i vincitori dell’ultimo Concorso Irse “Europa e i giovani”, premio speciale Finest proprio per la sua analisi sul futuro dei Balcani, in rapporto alle prospettive europee.

Ingresso libero. Iscrizione presso irse@centroculturapordenone.it, tel 0434-365326 (dettagli e videointerviste sul sito www.centroculturapordenone.it/irse).

A vent’anni dalla caduta della Jugoslavia non possiamo prescindere da uno sguardo lucido sulle prospettive di integrazione in Europa e dalla verifica dei progetti che mirano alla coesione sociale tra gli Stati dell’Adriatico: un tema sul quale diventa fondamentale interrogarsi, in particolare dal confine di Nordest. “Dove vanno i Balcani?”, evento in collaborazione con la mostra Aftermath Changing cultural landscape - Tendenze della fotografia post-jugoslava 1991-2011 (sede espositiva PArCo2 di via Bertossi), giovedì pomeriggio, offrirà l’occasione per approfondire innanzitutto le prospettive della cooperazione che, spiega Giacomo Tinelli, si dispiega e intreccia «su di un’area considerata a un tempo dentro e fuori all’occidente. La posta in gioco è mettere in atto relazioni e cooperazioni che siano realmente efficaci rispetto all’obiettivo, variamente declinato, che ogni tipo di cooperazione si pone e cioè di “supportare varie iniziative che hanno l’obiettivo di avvicinare i Balcani occidentali all’Unione Europea”. Un obiettivo del genere, se è in buona fede, deve incentivare misure di sviluppo economico ma anche portare un’analisi critica sulle modalità d’intervento e soprattutto sullo stesso sistema economico occidentale, che necessita oggi un profondo ripensamento perché tende a generare profonde ingiustizie sociali cavalcabili da ideologie demagogiche. Nell’epoca dei “tecnici” – eminentemente economici – ci troviamo a sostenere con forza la necessità di un lavoro principalmente culturale eGiacomo Tinelli simbolico, come è, almeno in parte, il lavoro dell’European Fund for the Balkans. Certo non è scevro da prospettive eurocentriche, ma resta comunque un progetto che tiene conto della voce balcanica, attraverso una forte presenza di personalità autoctone, e organizza seminari, convegni, ricerche in un’ottica di dibattito culturale che supera l’economico economico».

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