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Notizie > Manifestazioni > 16 Luglio 2007

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Mittelfest: in scena il pop tribale afro con Milvia Marigliano e il Parto delle Nuvole Pesanti

Milvia Marigliano

Cividale del Friuli (UD) - Sarà il pop tribale del gruppo musicale Il Parto delle Nuvole Pesanti (Salvatore De Siena, Mimmo Crudo, Amerigo Sirianni e Mirco Menna) ad affiancare l’intensa interpretazione dell’attrice Milvia Marigliano nello spettacolo “Slum”, primo evento di martedì 17 luglio a Mittelfest. Insieme hanno lavorato su una partitura di immagini nata dalle pagine di autori come Christa Wolf, Piefrancesco Majorino, Sandro Boscaro, dai viaggi dell'antropologa Marjorie Shostak, da fiabe della tradizione africana. Il tema è l’Africa, con le sue storie, le sue bidonville, gli slum. Povertà, malattie, mancanza d’acqua… sono fatti quotidiani, diritti negati. La musica del Parto delle Nuvole Pesanti, la forza scenica della Marigliano ne danno un ritratto potente e drammatico, abbacinante, solare, che mette in piena luce le nostre responsabilità, le nostre colpe. Al centro c’è una donna, una creatura in viaggio: è nello stesso tempo Medea e Nisa, la regina barbara e la regina degli stracci. E’ un incontro suggestivo, lirico e comico insieme che ci invita a guardarci dentro.

Sempre martedì 17, alle ore 20.30, il Teatro Ristori ospita il lavoro di uno dei maestri della coreografia europea contemporanea l’ungherese, naturalizzato francese, Josef Nadj, già condirettore del prestigioso festival di Avignone, che presenta a Cividale “Journal d’un inconnu”. Una lirica del poeta ungherese Otto Tolnai, tratta da Oro bruciante, è all’origine di questa coreografia di Nadj, anch’egli nato in una enclave ungherese dell’ex-Jugoslavia. Figura di punta della danza internazionale, coreografo e di recente anche scultore, Josef Nadj è uno dei pochi artisti capaci di creare un solo abitato da molte presenze.
"Da quando ho scoperto che una persona che sale su un palcoscenico crea un paradosso, un mistero che rimane indecifrabile, mi sono legato allo spazio teatrale” – spiega Nadj. “Cosa c’è in questo spazio che cattura la mia attenzione? La sottile relazione creata tra i corpi viventi. L’immagine del corpo. Un’immagine, ma non in senso pittorico, piuttosto l’immagine che si crea basandosi su una pura sensibilità corporale – che spesso deriva da situazioni ambigue, da un processo mentale. Da quali profondità emergono tali movimenti, capaci di creare questo linguaggio, così familiare e tuttavia così strano, che condividiamo non appena si alza il palcoscenico? Di che cosa parla questo linguaggio? Forse di una verità nascosta dietro tutte le nostre maschere e tutti i nostri gesti, una verità verso la quale l’uomo preferisce restare in silenzio”. (Josef Nadj)

Sempre alle ore 20.30 alla Chiesa di Santa Maria dei Battuti replica per l’applaudito spettacolo di Letizia Russo “Dare al buio (la fine)” messo in scena da Teatro I.

Si basa, invece, su un progetto internazionale di Scuole teatrali (DAMU di Praga, PWST di Cracovia, VSMU di Bratislava) lo spettacolo “Paradise of di heart. Labyrinth of the world”, nato da un’ idea di Miloslav Klíma e diretto da SKUTR (Martin Kukučka, Lukáš Trpišovský), che concluderà il cartellone di martedì 17 alle ore 22.30 al Palazzetto dello sport. Un palcoscenico ben illuminato, un gruppo affiatato di giovani interpreti e una regia sapiente, bastano per sviluppare il germe della creatività. I migliori allievi delle scuole di teatro di Cracovia, Bratislava, Praga si sono interrogati e hanno dato risposta a un tema per loro cruciale: il diritto al piacere, alla gioia, al desiderio.

Molto denso anche il calendario degli eventi collaterali, a partire dall’incontro mattutino con i protagonisti di Mittelfest, aperto alla stampa e al pubblico del festival: martedì 17 luglio alle ore 12, al Caffè San Marco, incontro con l’autrice di “Dare al buio (la fine)”, la giovane scrittrice Letizia Russo, con il regista dello spettacolo Renzo Martinelli e gli attori Federica Fracassi e Paolo Cosenza. Spazio anche ad Ulderico Pesce per una chiacchierata intorno al suo “Triangolo degli schiavi”. Conducono gli incontri Moni Ovadia e Mario Brandolin.

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