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Notizie > Incontri > 17 Novembre 2012

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Riflettori puntati sul baritono Giuseppe Kaschmann ai “Lunedì dello Schmidl”

Giuseppe Kaschmann con la moglie Emma alle Cascate del Niagara il 16 marzo 1896

Trieste (TS) - È nel nome di Giuseppe Kaschmann, grande baritono nato a Lussinpiccolo il 1850 e scomparso a Roma nel 1925, il secondo appuntamento, lunedì 19 novembre, con l’edizione 2012-2013 dei “Lunedì dello Schmidl”.

"Giuseppe Kaschmann. Signore delle scene" è il titolo della biografia fresca di stampa, scritta da Giusy Criscione ed edita dalla Comunità di Lussinpiccolo e dall’Associazione delle Comunità Istriane, che sarà presentata dal Conservatore dello “Schmidl” Stefano Bianchi, lunedì 19 novembre con inizio alle 17.30 presso la Sala “Bobi Bazlen” al piano terra di Palazzo Gopcevich (Via Rossini 4).

La presentazione del volume - alla quale intervengono la Direttrice dei Civici Musei Maria Masau Dan, il Segretario Generale della Comunità di Lussinpiccolo Licia Giadrossi-Gloria e il presidente dell'Associazione delle Comunità Istriane Lorenzo Rovis - sarà l’occasione per inaugurare una mostra dedicata a Kaschmann, realizzata a quattro mani dal Museo Teatrale (con i documenti ed i preziosi cimeli donati dalla famiglia in diverse occasioni), la Comunità di Lussinpiccolo e l’Associazione delle Comunità Istriane.

La mostra si articola in due sezioni: la prima, allestita presso la Sala Bazlen, con i testi della stessa Giusy Criscione e la realizzazione di Rita Cramer Giovannini, ripercorre, in dodici pannelli, le tappe biografiche e la strepitosa carriera internazionale di Kaschmann. Dalla nascita a Lussinpiccolo, agli studi a Padova, Trieste e Udine, al debutto a Udine nel 1868, agli anni di Zagabria nella compagnia del Teatro Nazionale (1869-1875). Quindi i debutti al Regio di Torino (1876), al Comunale di Trieste (1877) ed alla Scala di Milano (1878-79). Da qui, le grandi tournées internazionali: Spagna e Protogallo, Nord e Sud America, Russia ed Egitto. Passando per il Teatro di Bayreuth (dove ‘incassa’ tra l’altro l’incondizionata ammirazione di Cosima Wagner) e la ‘creazione’ del personaggio di Cristoforo Colombo nell’omonima opera di Alberto Franchetti, andata in scena nel 1892 al Teatro Carlo Felice di Genova, in occasione delle celebrazioni per il quinto centenario della scoperta dell’America.

Le vicende professionali si intrecciano con quelle della vita privata: il matrimonio a Napoli con Emma Vicentini (1883), la nascita a New York della figlia Bianca (1884), il ritorno a Lussinpiccolo dopo trant’anni di esilio, in seguito alla grazia concessa da Francesco Giuseppe. Nel 1878, era stato infatti dichiarato disertore per non essersi presentato alla chiamata alle armi in occasione della guerra tra Austria e Bosnia-Erzegovina. «Io ero già soldato vecchio – scriverà lo stesso Kaschmann in una lettera – quando nel 1878 venni chiamato per la Campagna di Bosnia-Erzegovina. Mi trovavo allora in permesso a Milano e non potei rimpatriare a causa d’esser malato. Mandai un attestato medico al Comando del mio Reggimento in Trieste, ma non venne preso in considerazione e io fui compreso nel numero dei disertori. D’allora in poi non potei più ritornare in Austria e tutti i tentativi di accomodare la faccenda riuscirono vani».

La seconda sezione della mostra - coordinata da Stefano Bianchi ed alla cui realizzazione partecipano Letizia Ciriello, Marta Finzi e Franca Tissi, assieme a Marino Ierman e Boris Juretig – è allestita all’interno del percorso espositivo del Museo al primo piano di Palazzo Gopcevich. Qui, ai cimeli già donati da Giovanna Stuparich Kaschmann Criscione nel 1989, vengono affiancati nuovi materiali messi a disposizione per l’occasione dalla famiglia. Il mito della voce di Kaschmann rivive così non soltanto nelle cinque registrazioni effettuate all’inizio del Novecento su dischi 78 giri (con un’aria rispettivamente dai verdiani «Ernani», «Don Carlo» e «Otello», dai «Medici» di Ruggero Leoncavallo e dall’«Amleto» di Ambroise Thomas) ed in tre costumi di scena, ma in una lunga serie di fotografie, documenti, ritratti di famiglia e riconoscimenti raccolti sull’intera superficie del pianeta.

La mostra sarà visitabile fino al 6 gennaio 2013, con il biglietto di ingresso al Museo, tutti i giorni dalle 9 alle 19 (chiuso i lunedì, il 25 dicembre e l’1 gennaio).


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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